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Home Arte

La Tuscia: un pozzo di storia,antichità,arte e leggenda

Diana Pimpinella by Diana Pimpinella
10 anni ago
in Arte, Storia
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                                                                         viterbo

Spesso la maggior parte delle persone si ostina a ricercare la particolarità dei luoghi al di là della nostra penisola trascurando le innumerevoli bellezze e i tesori che si celano in essa e che ne fanno parte. Un esempio lampante ne è la Tuscia Romana, se vi addentrate nelle sue silenziose stradine di campagna, lontano dal traffico e dallo smog della città, non solo inalerete piacevolmente aria pulita e fresca ma ammirerete anche il suo incantevole paesaggio naturale e scoprirete anche magnifici tesori che ad oggi purtroppo alcuni hanno rimosso in quanto assorbiti ormai dalla notevole ”globalizzazione turistica”.

E’ evidente infatti come negli ultimi anni quest’ultima propenda più verso paesi esteri, al di là dello stivale o della stessa Comunità Europea tralasciando il fatto che l’Italia nasconda innumerevoli bellezze ricche di fascino e arte risalenti anche ad epoche antiche. Quest’anno, nel mese di settembre , ho trascorso quattro bellissimi e indimenticabili giorni a Marta , paesino che affaccia sul grande Lago di Bolsena, in provincia di Viterbo e da lì ho effettuato un magnifico tour attraverso l’incantevole e antica Tuscia, nota anticamente come Etruria dopo la fine del dominio etrusco,invalso a partire dalla tarda antichità e per tutto il Medioevo.

Tra i posti che ho visitato mi sono particolarmente rimasti impressi Bolsena con il suo caratteristico quartiere medievale , l’incantevole Torre Alfina circondata dal Bosco del Sasseto e l’antica e sacrale Cripta Basilica del Santo Sepolcro ad Acquapendente. Andiamo ad analizzare questi magnifici luoghi uno alla volta immaginando di compiere un vero e proprio viaggio che da virtuale come per magia diventa reale , nei meandri di queste terre appartenenti all’antica Etruria, oggi Tuscia.

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Partenza inizio tour Marta (VT), sulle rive del Lago di Bolsena, foto scattate da me

 

BOLSENA

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Castello Rocca Monaldeschi ripreso dal basso da me

Bolsena ridente cittadina che si affaccia sulle rive orientali del lago omonimo, sulla via Cassia a 100 Km a nord di Roma, in provincia di Viterbo, ospita anche il bellissimo e caratteristico ”quartiere medievale”. La cittadina si presenta come un angolo d’Italia ricco di storia e tradizioni, immerso in una natura rigogliosa e popolato da persone molto cordiali e disponibili ma al contempo tenacemente ancorate alle loro tradizioni storiche e culturali. Suggestivo borgo medievale adagiato sulle propaggini collinari dei monti Volsinii, le cui origini risalgono esattamente al III sec a.c, quando venne popolata dagli abitanti sfuggiti alla distruzione di Velzna, una tra le più importanti città etrusche dalla quale Bolsena ereditò anche il nome, che le fonti classiche ci hanno tramandato dalla forma latina Volsinii.

Nel IV sec. , a seguito delle incursioni dei Longobardi la città romana viene abbandonata e la comunità volsinese andò ad insediarsi sulla rupe che ospita il quartiere medievale del castello e che costituirà il primo nucleo abitato dall’odierna Bolsena. Entrando nel quartiere medievale, la prima impressione che ho avuto è stata quella di rivivere i personaggi dell’epoca e in un certo qual senso mi sono immedesimata in loro, una meravigliosa sensazione che in passato avevo già sperimentato visitando alcuni borghi antichi e siti archeologici. Molto suggestivo si è rivelato il cortile  iniziale adiacente la porta d’ingresso del quartiere, caratterizzato da pietre di tufo con l’immagine nitida della Madonna. Prima di giungere al quartiere medievale si attraversa il piccolo centro storico, molto caratteristico, pieno di osterie e wine bar e del quale è impossibile non notare l’ornamentale e schematica fontana di San Rocco.

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Un vicolo del centro storico di Bolsena (VT)

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Fontana di San Rocco

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Cortile d’ingresso ripreso da me

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wine bar caratteristici ripresi da me

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Indicazione per il Quartiere Medievale con il Castello Rocca Monaldeschi

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Ingresso al Quartiere Medievale ripreso da me dal basso

 

Ricco di fascino è il castello  medievale rocca Monaldeschi, un tempo proprietà della Casata nobile dei Monaldeschi della Cervara, rinomato anche per essere la sede di romantiche nozze di alcuni vip tra i quali si citano Eros Ramazzotti. Nel 1938 infatti il pontefice Bonifacio IX concesse Bolsena in vicariato alla Casata dei Monaldeschi della Cervara. Tornata nel 1451 sotto lo Stato Pontificio, nel corso del Rinascimento diviene meta preferita di illustri personaggi tra cui Leone X, Pio II e Paolo III.

E’ possibile visitare il Castello al modico prezzo di 5 e, dai Torrioni si può ammirare la città di Bolsena e il lago in tutto il suo splendore. Inoltre, all’interno il Castello ospita il Museo Territoriale del Lago di Bolsena dotato di antichi cimeli e un acquario con vasche contenenti varie specie di pesci e tartarughe d’acqua.

Di fronte al castello rocca Monaldeschi sorge una piccola piazzetta denominata piazza San Rocco con  al centro una zampillante fontana , la pittoresca Basilica di Santa Cristina e una terrazza con due panchine dalla quale si può ammirare una parte del paesaggio.

Numerosi sono i resti monumentali che Bolsena custodisce. Della città etrusco-romana dei Volsini conserva l’importante cinta muraria, alcuni edifici di culto e l’anfiteatro del mercatello che delimita verso nord l’antica Volsinii.

 

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Castello Rocca Monaldeschi fotografato dal basso, Bolsena

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Castello Rocca Monaldeschi ripreso da me dal basso, Bolsena

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Alcune immagini riprese dal vivo da me, Ingresso al Castello Rocca Monaldeschi, Piazzetta

San Rocco con fontana, lato esterno e interno della  Basilica di Santa Cristina , castello ripreso

da un vicoletto e Terrazza.

 

Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce la zona del foro circondato da botteghe e da una grande Basilica, insieme a sontuose abitazioni private con pregevoli affreschi e complessi pevimenti a mosaico.

Sui colli circostanti si sviluppano varie necropoli costituite da tombe a camera e a fossa, databili tra il III sec. a.c e il IV sec. d.c .

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Anfiteatro del mercatello, necropoli etrusche, mura, necropoli.

 

TORRE ALFINA

 

Torre Alfina , frazione del Comune di Acquapendente , nella provincia di Viterbo , mi ha colpita per il suo aspetto molto caratteristico in quanto caratterizzata da una sequenza di basse case in pietra e per la sua atmosfera quasi ”magica” e ”fiabesca”conferitale dal vasto bosco del Sasseto che tende a circondarla. In tutta la sua maestosità e il suo splendore dal bosco si intravede il castello il quale originariamente era una torre fortificata in seguito trasformata nell’attuale complesso monumentale durante il regno Longobardo di Re Desiderio (VIII sec. d.c) .

La famiglia dei Monaldeschi prima , e il suo ramo della Cervara poi , saranno i signori del Castello e proprietari di molte delle terre intorno dal 1200 al 1700. Il castello passò , per via ereditaria , ai Marchesi Bombon del Monte in seguito al matrimonio di Già Mattia del Monte con Anna Maria Monaldeschi , nella seconda metà del 1600.

Nella piazzetta, prima di giungere all’incantevole bosco , giace la tranquilla Chiesa di Santa Maria Assunta e più avanti il bosco del Sasseto , di fronte al quale si eleva in tutto il suo splendore il castello.

Il bosco del Sasseto è stato denominato tra i ”20 luoghi incantati” d’Italia e sul bosco è stato inserito il magazine del lusso di D & G (Dolce e Gabbana) che, in un reportage dedicato appunto alle italiche zone da visitare assolutamente riserva alla Tuscia una posizione di assoluto rilievo.

Il Sasseto, per la sua elevatissima diversità di specie e per la veneranda età dei suoi esemplari arborei , si pone come un’area di rilevante valore vegetazionale , Bosco Monumentale , sito di interesse comunitario (SIC) e zona di protezione speciale (ZPS).

Il bosco è lungo 3 km ed è caratterizzato da un percorso ad anello, abbastanza accidentato e tortuoso, per questo motivo si sconsiglia vivamente l’uso di passeggini o di carichi ingombranti durante la passeggiata. In conclusione Torre Alfina si mostra come un luogo caratteristico e affascinante capace di coinvolgere e  incantare soprattutto per il suo bosco dall’aurea quasi magica.

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Castello di Torre Alfina (VT)

 

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Immagini scattate da me, stradina che conduce al castello, case in pietra antica, un lato del castello.

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Immagini scattate da me, vista del castello dal bosco, Chiesa di Santa Maria Assunta e vista del paesaggio del Bosco del Sasseto.

 

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Bosco del Sasseto, lato frontale caratteristico di una casa, immagine del Castello con insegna di un Bar Gelateria che ho provato e che consiglio.

 

CRIPTA BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO, ACQUAPENDENTE

 

Acquapendente è una graziosa cittadina situata nell’alto Lazio, vicino alla Toscana e l’Umbria. Tra le attrazioni turistiche si segnala la maestosa Basilica del Santo Sepolcro , la quale si caratterizza per essere un luogo ricco di fascino, arte e storia.

Al centro della Cripta Basilica  troviamo un altare e attraverso una doppia scalinata possiamo accedere al piano inferiore dove risiede una cripta all’interno della quale è posizionato il sacello che riproduce in miniatura la Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme e contiene pietre bagnate, secondo la tradizione , dal sangue di Gesù durante la flagellazione. La Cripta interna alla Basilica del Santo Sepolcro si configura come un luogo denso di cristianità e religiosità risalente all’XI sec. , data alla quale si fa risalire anche la Basilica. All’interno della Cripta sono collocate antiche forme monumentali cristiane tra le quali una croce , un piccolo complesso monumentale e un antico altare ai piedi del quale i cristiani erano soliti pregare.

Secondo la leggenda, la costruzione della Chiesa avvenne per volere di Matilda di Westfalia in sosta ad Acquapendente mentre era diretta dalla Germania a Roma lungo la via Francigena. La Chiesa viene considerata dagli storici la prima in Occidente dedicata al Santo Sepolcro di Gerusalemme, infatti al suo interno venne realizzata anche una cappella che riprendeva le forme dell’antico Sepolcro di Gesù. Nella nicchia superiore all’ingresso della Chiesa è collocata la copia del busto di Papa Innocenzo X , il cui originale è conservato nella sede del Palazzo Vescovile.

Internamente la Basilica si sviluppa su tre livelli : il superiore accoglie l’altare centrale e le cappelle di Sant’Ermete ( Santo Patrono di Acquapendente e del Sacramento) ; il mediano comprende le tre navate ;  l’inferiore è occupato interamente dalla cripta risalente all’XI secolo.  In fondo alla navata centrale possiamo osservare la fonte battesimale in travertino proveniente dalla Chiesa di Santa Vittoria , raffigurante i dodici apostoli e risalente al XIV secolo. La Cripta Basilica del Santo Sepolcro è suddivisa in nove navate ricoperte da volte a crociera e separate da 24 basse colonne con capitelli decorati in stile romanico con figure zoomorfe.

Dotati di rilevante particolarità visiva sono i Pugnaloni, ovvero mosaici realizzati con foglie e fiori su supporto di legno dalle dimensioni notevoli , 3m x 2m . La tradizione narra che nell’anno 1166 il delegato dell’imperatore Barbarossa tiranneggiava il popolo. Due contadini videro fiorire un ciliegio secco, simbolo del popolo oppresso che se comprende il suo stato riesce a ribellarsi alla tirannia. L’evento miracoloso fu interpretato come segnale di protezione della Madonna. Fu cosi che avvenne la rivolta del popolo e ogni anno si decise di festeggiare l’evento ogni terza domenica di maggio. Oggi, a distanza di otto secoli , ogni anno si rievoca la festa con la realizzazione dei quadri che sono opera di maestri artigiani locali.

Non perdete l’occasione di esplorare questi luoghi meravigliosi , dall’aspetto misterioso , sacrale e magico , magari regalandovi un bel weekend settembrino alla scoperta della rinomata Tuscia Romana.

acquapendente

Acquapendente (VT)

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Alcune immagini della Cripta risalente all’XI secolo all’interno della

Basilica del Santo Sepolcro ad Acquapendente (VT).

 

 

 

 

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Bolsena (VT) in un quadro.

 

Servizio di Diana Pimpinella

 

 

 

 

Tags: borghicastellichiesenecropoliTuscia
Diana Pimpinella

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