Il 4 giugno ci diceva arrivederci Massimo Troisi anima Bella del cinema italiano
Premesso che per un mio difetto di fabbrica io in un discorso in napoletano stretto-anche sforzandomi- capirò si è no due parole in croce.
Mea culpa!
Eppure la Smorfia è stata il leit motiv della mia infanzia.
Quei tre giullari mi tenevano incollato alla televisione.
De Caro sarà sempre il marito fedifrago e sconclusionato di Elisabetta Gardini e Veronica Pivetti.
Lello Arena un simpatico peluche stile Bruno Lauzi.
E Massimo Troisi forse il verso più dolce di una poesia senza fine.
Un Napoletano atipico lontano anni luce dal guascone che si costruisce la vita da solo con fantasia e guizzo creativo.
Lui è un bambino timido e silenzioso capace di guardare il mondo con occhi sinceri con cuore pulito e anima leale.
Lui è quel Pulcinella romantico e discreto che dietro ad una finestra suona il mandolino guardando la luna.
Lui è il fanciullino del Pascoli la stella che ti guida nel Paese dei Balocchi.
Un volto squadrato e spigoloso che quando ti guarda ti penetra.
Lui è quella musica beffardamente malinconica che ti si cuce addosso.
Massimo Troisi ha saputo coniugare con grande intelligenza l’ordinario con lo straordinario creando una sorta di binomio indissolubile.
Con Marcello Mastroianni ha dato vita per me ad uno dei momenti più riusciti del cinema italiano.
Se chiudo gli occhi non posso che immaginarlo con quel suo sorriso malinconico volteggiare sereno su quella bicicletta suo ultimo trionfo.
Arrivederci immenso




