Di pugni che fanno male, ne ha visti tanti. Ma il colpo più forte che “Matteo Impieri”ha tirato nella sua carriera non è arrivato al volto dell’avversario. È arrivato dritto al cuore dell’Italia.
È successo venerdì 3 luglio, sotto le luci di Piazza Dante a Grosseto. C’era la diretta Rai, c’era http://Repubblica.it collegata, c’era il profumo del grande evento: la “Grosseto Boxe Night”, con in palio il Titolo Italiano dei Pesi Leggeri. Sul ring due guerrieri: da una parte Louis Norman, l’inglese di ferro, ex campione britannico che ha incrociato i guantoni con mostri sacri come il campione del mondo WBC Charlie Edwards. Dall’altra lui, Matteo Impieri, 8 incontri e 8 vittorie, l’imbattuto che non voleva solo vincere.
E ha vinto. Ancora. Ottava meraviglia.
Ma mentre l’arbitro gli alzava il braccio, gli occhi di tutti non erano più sul verdetto. Erano su un piccolo oggetto rosso che stringeva tra le mani, come un trofeo più prezioso di una cintura: una panchina rossa in miniatura.
Non è un gadget. È il simbolo universale del posto occupato da una donna che non c’è più. È il grido silenzioso di chi ha subito violenza. Quella panchina è stata realizzata e donata dalla Fondazione Villa Gaia, la rete nazionale delle Biblioteche di Genere che da anni combatte in prima linea, fondata dalla Presidente degli Stati Generali delle Donne, Isa Maggi. Impiegato non ha improvvisato. Il suo non è un gesto per le telecamere. È una missione che porta avanti da tempo, con coerenza e coraggio. Ha scelto il luogo più duro, più maschile nell’immaginario collettivo – un ring di boxe – per dire la cosa più dolce e necessaria:
“Ho voluto portare con me un simbolo che vale più di qualsiasi titolo,” ha detto Impieri con voce rotta dall’emozione, ancora con i guantoni ai polsi. “La panchina rossa nasconde una battaglia vera, quotidiana, che è molto più importante di quella che combattiamo noi qui dentro. È stato un dovere morale. Lo sport, se non insegna rispetto e uguaglianza, non serve a niente. Sono fiero di prestare il mio volto e la mia voce alla campagna ‘No alla violenza contro le donne’. Grazie ad Alessandro Paola Schiavi per aver creduto con me in questo sogno.”
Accanto a lui, in questa battaglia, Alessandro Paola Schiavi, giornalista e ambassador degli Stati Generali delle Donne, che ha reso possibile l’incontro tra due mondi apparentemente lontani:
“Da sempre lavoro per dimostrare una cosa semplice: la boxe non è violenza. La boxe è disciplina, è controllo, è protezione. Vedere Matteo su quel ring, campione tra i campioni, che mostra la sua anima più nobile e umana, è la vittoria più grande. Ha unito la forza dei pugni alla forza dell’amore.”
Ecco la lezione di Grosseto. Che un uomo forte non è quello che alza di più le mani, ma quello che sa quando abbassarle per raccogliere un simbolo e alzarlo al cielo.
Matteo Impieri ha vinto il suo ottavo match. Ma soprattutto, ha vinto il rispetto di tutti.
Patrizia Gallina


