Solitudine arma a doppio taglio
La solitudine per generazioni e generazioni di poeti ispirati ha sempre rappresentato una sorta di sacralità compositiva.
Un mondo sotterraneo fatto di ombre e di luci dove l’anima complessa dell’uomo colto esplode in un tripudio di emozioni contorte.
Sono le grida del poeta tormentato dell’artista maledetto che come un fantasma diseredato combatte le sue ossessioni.
Quindi stiamo parlando sicuramente di un momento aulico e performante dove questa condizione esistenziale diventa necessaria sufficiente per comprendere fino in fondo sè e il mondo circostanze.
Però ai giorni nostri la solitudine va sempre acquisendo un’accezione completamente negativa
L’uomo del terzo millennio non smette mai di sorprendere in peggio.
Infatti non è stato in grado di cogliere la bellezza evocativa di questo momento anzi lo ha totalmente frainteso.
Ha letto e visto la solitudine come una dannazione senza fine.
Una sorta di vendetta cosmica da cui fuggire a gambe levate prima che l’incantesimo della strega ti faccia precipitare nel baratro dell’oblio.
Avresti semplicemente dovuto correrle incontro abbracciarla teneramente comprenderla e viverla senza paura.
In questo modo non avresti perso l’occasione di cercare quella chiave di volta della tua bontà per raggiungere la verità suprema e distruggere tutte quelle menzogne circostanziali e intermedie.




