Camillo Boito senso inno all’amore malato
Se Boito primo estratto era una bomba nella produzione di libretti per opere teatrali … Boito secondo estratto era una lima nelle novelle erotico amoroso.
Erotismo di certo non patinato e raffinato come quello espresso dal Vate.
Infatti il Camillo era più cupo gotico giocava a fare il verso al ben più blasonato Alan Edgar Poe.
Per lui erotismo era dipendenza era l’assenzio rubato agli dei per gettarsi in una atmosfera onirica dove orge e perversione diventavano all’improvviso poesia.
Senso è la canzone triste di Livia.
Donnina di poche pretese sposata ad una vecchia cariatide infognata in una imbarazzante routine.
Siamo nella terza guerra di indipendenza e la Livietta nonostante la sua banalità coltiva ideali di alto patriottismo.
La madamigella perde letteralmente la brocca quando le viene un “cioppon” dopo essersi imbattuta in un aitante ufficiale del Kaiser Austriaco.
Ragazzotto molto promettente supino che faceva della sua arte amatoria arma micidiale per sedurre derubare ed umiliare l’ochetta di turno.
E la Livia non fece eccezione.
Diventò il suo giocatollino da usarsi a piacere.
Fu vittima sacrificale di un amore malato e al tempo stesso maniacale.
Sperperò tutto il suo ragguardevole patrimonio e mise a rischio la sciararada con il vecchio gegione.
Ma quando il focoso toy boy le diede il due di picche diventò peggio della Glen Close con Michael Douglas.
Diede fuori da matti e lo denunciò alle autorità competenti.
Risultato fu condannato a morte.
La morale è sempre quella tratta bene la Gonnella!




