L”intuizione di Fichte Il cammino dell’io evoluzionee trasformazione
Nella filosofia fichtiana sovrano è il concetto dell’evoluzione DELL’ IO.
Si assiste quindi ad una sua fantasmagorica trasformazione.
Il concetto di IO definisce due momenti cardine della sua stessa filosofia.
In primo luogo Fichte afferma che ogni cosa è e si dà.
Si dà anche a noi solamente quando è in sudditanza alla coscienza.
La coscienza si presenta in questo modo perchè si modella nell’autocoscienza.
Dunque si può dire che la coscienza è condizione necessaria sufficiente per la determinazione dell’essere.
Mentre l’autocoscienza assume ruolo fondamentale nella determinazione della coscienza.
L’io pone se stesso dando vita ad un solenne rito di autocreazione infinita.
L’io in seconda istanza crea qualcosa di diverso da sè.
È il non io. Ovvero Il mondo e la natura stessa.
Io e non io si cercano si inseguono è si trovano; dando vita ad un idilio.
L’uomo ha una sua missione esclusiva da giocare in società.
Non può quindi vivere isolato.
Il fine ultimo della società diventa perciò Il soddisfacimento dell’intima condivisione di tutti I suoi membri.
Un ruolo inportante lo assume Il dotto.
Lui ha il nobile conpito di ricoprire Il ruolo di maestro e di guida per il genere umano.
Deve condurre l’uomo della quotidianità ad una sorta di salvifica missione di perfezionamento morale.
Ha l’obbligo quindi di condurlo in un percorso metafisico che lo riconduca piano piano ad un dolce ed inesorabile incontro con quell’infinito vestito da sublime
L’uomo dotto è quella mistica chiave che apre all’individualità generica le capacità e le prospettive per giungere alla intelleggibilità della loro anima.
È quindi quella personalità che viene individuata nel mucchio per svelare l’arcano
È lui che fa gli onori di casa nella meravigliosa rincorsa dell’io finito verso l’io infinito; alla scoperta di quei momento aulici di verità indissolubili.
Quelle verità sacrosante Che stanno alla base della morale umana.



