Un lupo braccato in un bosco quasi stregato; una fuga al cardiopalma per illudere perfidi cacciatori pronti al macello finale.
Mentre in un angolo una madre allatta con dolcezza I suoi cuccioli spaesati.
E alla fine il sangue di una tragedia annunciata.
Vigny è un poeta isolato che attua una sorta di silenzio stoico, perfino la stessa natura non è più sua alleata; ma diventa perfida matrigna.
Lui ammira quel lupo che con dignità regale accetta senza ribellarsi il suo destino nefasto.
Vigny ha dunque scelto liberamente e con consapevolezza di scendere dal mondo; quello stesso mondo _ che alla guisa dei perfidi cacciatori _ lo bracca , lo snerva e soprattutto lo umilia.
Lui dunque fugge la società perchè ne rigetta pensieri e dinamiche.
Si crogiola nella sua situazione solitaria adagiandosi nella negazione della umana collaborazione .
Neppure Dio che a suo avviso brilla per la sua pesante assenza può consolaro.
E allora che fare? Resistere resistere stoicamente rifugiandosi nella sua parte più intima lontano da tutto e da tutti.
Poesia romanticamente malinconica e poco incline alla speranza ma purtroppo tremendamente vera ed attuale.
È il manifesto programmatico del terzo millennio…. altro che Medioevo periodo nero della storia!
Viviamo isolati nei nostri ram; braccati da una società fuori di testa che ti vorrebbe plasmato a suo proprio piacimento.
Una società di pervertiti ideologici che puntano sulla forma piuttosto che sulla sostanza.
Bisogna apparire per esserci quindi cambiati i connotati e arricchisci I chirurghi plastici! Vai in palestra e diventa un manzo da competizione; intanto puoi esibirti nella CASA della VERGOGNA in via del Matti al numero 0.
L’importante è atrofizzare il cervello con quel pattume tecnologico e prostituirsi alla famigerata intelligenza artificiale.
Ma poi alla fine non meravigliamoci se ci guardiamo allo specchio e ci facciamo schifo. Abbiamo tradito noi stessi e la nostra essenza migliore.