1678 la princesse de Clès
Una dei lavori migliori di Madame de Lafayette.
Siamo magicamente catapultati nella corte dei Borboni Francesi.
Al potere ci sono Enrico II e la gentil consorte Caterina dei Medici.
È inutile rimarcare l’affettazione ed il paraventismo dei Cugini d’oltralpe versione bon ton aistocratico.
Sarebbe certamente come sparare sulla Croce Rossa.
La protagonista è una donna semplice la classica creatura meravigliosa da libro Cuore.
Insomma la solita Gegiona fuori di testa che crede nell’amore devoto coniugato al femminile.
Lei decide a priori di sposare il principe di Clès persona squisita che rispetta ma non ama.
Non si ben comprende se lo fa per suo 740 o semplicemente per spasmodica voglia di giocare alla badante al grido IO TI SALVERÒ.
IL matrimonio prosegue nella più opprimente monotonia fino al momento in cui arriva lui il ganzo di turno.
Stiamo parlando del nobile Nambours.
Sguardi ammiccamenti strani vampate di profumo stordente valzer e menù afrodisiaci.
Et rien ne va plus!
Ciliegina sulla torta il buon ganzo aveva una liaison a Londra con la mitica Betty primo estratto per gli amici detta la bastarda.
Ma lui non molla in questo momento fa il tifo per la douce France.
La relazione procede come due studentelli in preda ai primi irrefrenabili pruriti.
La notizia delle corna alla faccia della privacy arriva come un cazzotto in pieno stomaco allo stesso cervo a primavera.
Il poveraccio mal sopporta il pesante palco che alla fine tira le cuoie.
Ma che fanno i due fedifraghi invece di cogliere e di consumare il frutto proibito?
Si lasciano.
Lui tornerà con la coda di paglia nelle grinfie della Betty primo estratto.
Mentre lei fessa nel suo stoicismo di facciata si rinchiuderà in un convento a pregare e lavorare.
Passa quindi gli anni più floridi sentendosi in colpa per aver dato il colpo di grazia al marito .
Ma non solo rimpiangerà quel frutto proibito lasciato a metà.





