Arte come chiave dell’esistenza
Gustav è un letterato che ha fatto del suo impegno una missione.
E grazie al suo grande talento riceve dal mondo accademico Il VON titolo onorifico da aggiungere al proprio cognome.
Un riconoscimento inaspettato ma gradito che lo rende ancora più tronfio.
Ormai si sente sicuro sul tetto del mondo.
Così euforico decide di partire per un viaggio.
Abbandonata l’idea di andare in quel di Pola decide di indirizzare la sua attenzione alla città di Venezia.
Qui soggiorna in uno degli hotel più esclusivi ed inizia a condurre una vita da nababbo.
Tutto sembra scorrere nella più opprimente monotonia fino al momento in cui vi è l’incontro con una famiglia polacca.
Infatti la sua attenzione viene catalizzata dal giovane Tadzio.
Un quindicenne dalla bellezza sconvolgente che nella sua uniforme da marinaretto turba I sogni di Gustav.
Una bellezza unica dai canoni perfetti che lo fa apparire all’occhio altrui come giovane adone modello di uno scultore greco in piena estasi classicheggiante.
Gustav ne è rapito totalmente plagiato.
È Il suo messaggero alato che lo condurrà al sublime.
È l’angelo che gli aprirà la porta all’infinito.
Non è una semplice infatuazione chimica di due esseri che cercano piaceri carnali bensì un incontro karmico di affinità elettive.
Una sorta di corrispondenza di amorosi sensi che va vagheggiando nell’assoluto.
Per Gustav si apre un idilio un sogno ad occhi aperti che lo trascina nel baratro dello stolkeraggio.
Lui vuole cavalcare ad ogni costo l’onda di questo gioco proibito.
E per fare ciò tenta Il tutto per tutto.
Si tinge I capelli e si imbelletta con la speranza di fare breccia nel cuore del dolce quindicenne.
Ma Il destino è beffardo e tutto sembra precipitare nel finale più crudele che si possa immaginare.
Gustav, ormai stanco ed affaticato, è sulla spiaggia che guarda giocare Il giovane Tadzio con I suoi amici.
Quando questo, dopo un litigio con un suo coetaneo,sparisce nelle onde; lui si accascia a terra ed esala l’ultimo respiro.


