
Ci sono canzoni che ti entrano nel cuore perchè hanno una tale forza da avvolgerti in emozioni appassionate ed appassionanti che ti trascinano in quei viaggi interiori che ti lasciano stordito.
È come se ti trovassi nudo in quell’orgia di Baccanti con in mano il tuo bicchiere di assenzio allucinato che te ne freghi del contingente.
Hai solo voglia di silenzio di PACE.
Hai voglia di piangere per lavarti quell’anima sporca di merda.
E allora schiacci un tasto ti annulli e parte lei… la Bambola del Piper.
Love story filmone da suicidio anno 1970.
Una musica angosciante che forse ti tortura più del leit motiv di Profondo rosso del Papà della Asia ex del Morgan.
Un genio di cui non so il nome _ se ci fosse qui il professor Dottor BROCCOLETTO ti sputerebbe qui il nome e ti farebbe un panegirico da infarto _ ha scritto le parole.
E capperi che figata!
Ci sono due versioni una della Patty e l’altra del marito di Gloria Guida.
Il testo in italiano ricorda la struttura portante delle poesie alla Jacques prévert.
Una LEI o un lui che sono in procinto DI perdere per sempre l’altra metà del cielo.
Vorrebbero dirgli o dirle ADDIO.
Le lacrime scendono meste e dolci.
Ma loro la o lo ricordano con Il sorriso.
Senza alcun tipo di rimpianto.
Ringraziano di aver vissuto condiviso.
Benedicono gli errori perchè fatti ensemble.
Tornano a casa e anche se la più fredda solitudine vuole fare l’amore con loro.
Loro se ne fregano perchè lui o lei vivono NEL bicchiere Che usavano tutti i giorni o sul cuscino dove appoggiavano la testa.
Ma l’immagine più cool quella dell’albero piantato nella terra.





