Doveroso omaggio al maestro Ungaretti
100 anni fa il mondo accademico piangeva tutto unito la scomparsa del Maestro Ungaretti.
Padre spirituale dell”Ermetismo ebbe come suoi legittimi ed indiscussi modelli autori come Marinetti Baudelaire e Il Vate.
Sprezzante della sua vitalità giovanile capovolse rivoltandola come un calzino la classicheggiante struttura della liricità.
Innanzitutto la poesia diventò illuminazione allo stato puro ed emozione intima.
La parola si liberò dagli schemi prestabiliti quindi niente più rime…e spazio all’uso dell’analogia.
La poesia diventa sempre più autobiografica.
L’uomo quindi venne posto al centro della poeticità del Maestro Ungaretti.
Questo autore creò infatti memorabili poesie che analizzavano con estrema delicatezza la parte più profonda dell’essere umano.
Prendeva per mano paure e fragilità dei suoi simili le metteva sotto una virtuale lente di ingrandimento e cercava delle preziose risposte.
Cercava verità di fede verità di testa ma soprattutto di cuore.
L’uomo veniva celebrato in tutta la sua bellezza di essere meraviglioso a somiglianza per quanti credono a immagine di Dio.
Quella sua giovanile contestazione contro l’uso accademico della lingua Italiana non fu un mero capriccio bensì l’occasione per la cultura italiana di voltare finalmente pagina.
Nell’età della maturità Ungaretti ribussò di nuovo alla porta della tradizione.
Da non dimenticare infine lo splendido testo da lui scritto della canzone:
“Un uomo senza tempo ” interpretata nello stesso anno della sua scomparsa da una ispirata IVA ZANICCHI.




