Vladimir ed Estregon cercando disperatamente un senso alla vita
Samuel Beckett con il suo capolavoro in un solo colpo distrugge ogni certezza del tangible.
Infatti lo scrittore abbatte il concetto di spazio e di tempo.
Non sono più categorie chiuse e finite ma vanno piano piano annullandosi nella scia dell’infinito.
Infinito che trascina l”essere umano in un viaggio surreale metafisico dove la forma trasborda e l’essenza senza se e senza ma trionfa.
Vladimir ed Estregon non sono più solamente dei semplici pezzi di carne prigionieri delle loro paure e delle loro arroganze ma diventano fusione di cuore e di ragione .
Questa è la fusione del sacro fuoco interiore che eleva l’essere umano a creatura sublime alla ricerca dell’eterna FELICITÀ.
Per Beckett Vladimir ed Estregon sono l’emblema di questo individuo alla ricerca e dalla curiosità filosofica.
In una scenografia scarna addolcita da uno spoglio albero I due giullari tentano di raggiungere il loro scopo con dialoghi e monologhi che debordano nell’assurdo.
Infatti per adempiere alla conquista di una verità ben decifrata I due protagonisti si svendono senza indugio alle rigide regole della incomunicabilità.
Loro sono lì Fermi sotto quell’ albero in attesa di Godot.
Dicono sciocchezze su sciocchezze e Il non senso va vestendosi di quelle verità inviolabili necessarie all’uomo a sentirsi vivo.
Ma Godot non arriva è in ritardo.
Ma ne siamo certi?
Oppure è una scusa per rinviare l’incontro?
L’arcano andrà dolcemente svelandosi quando un ragazzo porterà ai due la novella che spiegherà la forfait di Godot.
Vladimir ed Estregon si sentono smarriti e in un primo momento vorrebbero impiccarsi all’albero.
Ma la corda non si trova e allora i due si metteranno in disparte sotto quell’albero spoglio in attesa del loro Godot.



