Al Teatro delle Muse a Roma è in scena fino al 12 Febbraio “CANI E GATTI”, una commedia brillante scritta dal grande Eduardo Scarpetta e rivisitata, oltre che diretta ed interpretata, da un sempre vulcanico e istrionico Geppi Di Stasio (interpreta 2 parti: Felice e Donna Lucrezia).
Questa commedia che fa parte della grande tradizione napoletana vede in scena anche Wanda Pirol (Rosina), Rino Santoro (Raffaele) – in pratica la Compagnia Stabile delle Muse -, la sempre affascinante e brava oltre che talentuosa Roberta Sanzò (interpreta la deliziosa Ninetta), Antonio Lubrano (travolgente nei 2 ruoli di Raimondo e Antonio), Giuseppe Vitolo (Michele), Carlo Badolato, (Procopio), Alida Tarallo (Carmela), Susi Pariante (nel duplice ruolo di Bettina e Teresina), Gabriele Guarino (Luigino) e Clara Morlino (Serafina),
Cani e gatti è stata rappresentata per la prima volta nel lontano 1901 ed è doveroso dire che Scarpetta, come di consueto, ha creato questa Farsa/Commedia ispirandosi ad alcuni originali francesi di Alexandre Bisson come “Les surprises du divorce” (1888), “Les erreurs du mariage” (1896) e, soprattutto, “Jalouse” (1897).
Il testo racconta con umorismo ed ironia di un’ anziana coppia di coniugi costretti, loro malgrado, a fingersi in chiassosa lite per mostrare alla figlia, da poco sposata e sempre in conflitto col marito, quanto sia dannoso e pericoloso litigare a causa dell’ eccessiva gelosia.
“CANI E GATTI” è uno spettacolo leggero e piacevole che pone l’accento sui sentimenti e le problematiche del rapporto di coppia arricchendole con i paradossi che fanno parte della vita di tutti i giorni tramite personaggi caricaturali e giochi di parole resi impareggiabili dalla cadenza partenopea.
In senso generale che dire?.Costumi bellissimi splendidamente ricercati, scenografia bellissima e lussuosamente accurata, impianti scenici e arrangiamenti musicali ben proposti da Geppi Di Stasio, regia ben calibrata e dosata in un’ambientazione che vede sempre ben amalgamati ed affiatati tutti gli attori in un contesto teatrale ben strutturato e dinamico.
L’azione si svolge in un non precisato quartiere di Napoli del 1900 ma non svelo la trama per non rovinare il gusto della narrazione in cui ne accadranno di tutti i colori in un crescendo di situazioni comiche, ambiguità, colpi di scena che coinvolgeranno tutti i protagonisti fino all’epilogo nella più classica tradizione del grande maestro Eduardo Scarpetta
E’ una rappresentazione via via sempre più esilarante fino al finale dove apparentemente i rapporti si ricompongono e l’armonia familiare torna sovrana.
Nel finale dello spettacolo, il protagonista si rivolge al pubblico con una battuta che chiarisce l’origine di tutte le incomprensioni coniugali: ” La donna sposa l’uomo sperando che cambi, però l’uomo in realtà non cambia; al contrario, l’uomo sposa la donna sperando che non cambi, e invece la donna cambia, eccome!”
Nel presentare questa brillante e spassosa commedia Geppi Di Stasio ha dichiarato che “Nella messa in scena di questo copione che ho ampiamente rimaneggiato, confesso di non aver saputo resistere alla tentazione di ricordare allo spettatore, quasi in ogni momento della recita, che stiamo appunto facendo Teatro, cosa, questa, che rischia di far storcere il muso ai puristi i quali sostengono, non senza ragione, che un eccesso di “denudamento del metodo” possa allontanare il pubblico dalla magica illusione. L’obiezione è senz’altro legittima, ma a noi piace padroneggiare la materia manipolandola, giocandoci non per inutile virtuosismo, ma per il puro gusto del giuoco. Ecco, allora, la giostra di “doppie parti” assolutamente scoperta, anzi, addirittura sottolineata, ecco i travestimenti che rappresentano illusorie proiezioni, desideri inconfessati e svelamento di fatti accaduti solo nella mente di qualche personaggio. Insomma, ci è piaciuto rappresentare l’essenza vera di un teatrale “cambiar pelle”.

“Un po’ forte? Ma forte per chi? A questo punto, allora, sorge spontaneo un dubbio: come si può conciliare l’obiezione dei puristi con la perenne rivendicazione di un Teatro d’Attore? Chi è che cade in contraddizione? Bèh, ognuno si faccia la propria idea documentandosi sulle opposte teorie. Noi preferiamo dar vita a un Teatro, un teatro per specialisti, s‘intende, nel quale si giuoca.”
“Per concludere: un leggero spostamento di epoca e di contesto, credo abbia aiutato a sottolineare i piccoli-grandi stravolgimenti, insieme, ovviamente, ad una sorta di “adattamento” alle caratteristiche del cast di una Compagnia che, crediamo, non deve mai limitarsi alla tradizione da cui proviene; una Compagnia a cui basterebbe soltanto non rinnegarla pur guardando un po’ più avanti.”
“Cani e Gatti” fu rappresentato sul grande schermo negli anni Cinquanta in un film con Umberto Spadaro e Titina De Filippo ed in seguito portato in scena per la prima volta all’ Eliseo nel 1970 quando Eduardo De Filippo ne presentò un adattamento comprimendolo da tre a due atti
E’ uno spettacolo che invita lo spettatore a guardare la limitatezza dell’essere umano con un sorriso invece che con la rabbia ed è piacevole, consente di distrarsi e ridere e allo stesso tempo di riflettere, ma sempre con leggerezza, su dinamiche non rare nella vita di ogni giorno.
Senza ombra di dubbio posso affermare che la Compagnia del Teatro delle Muse è all’altezza di ben rappresentare il Teatro Napoletano e degna di far rivivere un mondo senza tempo, la Napoli di Scarpetta-De Filippo, e una tradizione drammaturgica prestigiosa, eppure popolare.
Prima di concludere una citazione di Federica RINAUDO che ha curato l’Ufficio Stampa dello spettacolo: “È un piacere vedere artisti con la “A” maiuscola sul palco…che non hanno nulla da invidiare ai grandi del passato e che semmai dovrebbero essere presi ad esempio da coloro che si sentono “grandi” nel presente”.
(per le foto si ringraziano DANIELA SCOTTI, ROBERTA SANZO’ e FEDERICA RINAUDO)
















