E’ in scena al Teatro Golden la commedia di P. Chenot “L’inquilina del piano di sopra”, interpretata da Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero, diretti da Stefano Artisunch.
Un classico della commedia francese ambientato a Parigi con una lei ( Gaia De Laurentis ) ed un lui ( Ugo Dighero ), entrambi soli, che tentano di unire i loro alquanto disastrati destini.
Lei, Sophie, sta festeggiando il suo quarantesimo compleanno ed è sull’orlo del suicidio ( ha già pronte le pasticche ) quando arriva una telefonata: è la sua amica Suzanne che la convince ad accettare un suo consiglio : rendere felice il primo uomo che le capita per sconfiggere la solitudine.
Anche l’inquilino del piano di sotto, Bertrand ( Ugo Dighero ), uomo solingo, stravagante, entra in scena per segnalare che dal soffitto della sua casa proviene una pioggia d’acqua: momenti di tensione si alternano ad incontri nel corso dei quali si verificano litigi di ogni genere fino a quando Bertrand, il vero protagonista della simpatica commedia, confessa il suo amore per Sophie.
La storia si conclude con Sophie in attesa di tre gemelli.
Teatro esaurito per lo spettacolo di apertura della stagione del Teatro Golden con il lavoro di Chenot interpretato da due volti assai noti della televisione e del teatro che hanno egregiamente saputo esprimere i drammi esistenziali dei personaggi loro affidati, coadiuvati da una frizzante Laura Graziosi nella parte di Suzanne, l’amica di Sophie, autrice dell’idea che porterà ad un inatteso finale il dramma che i due protagonisti vivono in maniera intensa e che qui viene descritto non soltanto come nevrosi ma come salvifico.
Il confronto tra le vite dei personaggi è descritto con umorismo e l’ironia tipica dei raffinati intenditori come anche l’assenza di rapporti umani, dramma del nostro tempo; ma il cammino che Sophie e Bertrand iniziano a percorrere insieme rappresenta, in sintesi, il dramma nel quale ognuno di noi potrebbe identificarsi perchè è anche vero che ognuno di noi vive una sua solitudine particolare ma è anche aperto ad una speranza: quella che incontrandosi, o scontrandosi, con un altro essere umano, può rappresentare ” la soluzione “.
Il lavoro è gradevolissimo, allegro quanto può esserlo un tema che tratta della solitudine ma in maniera allegra; i personaggi che Stefano Artisunch dirige egregiamente per concretizzare, attraverso una più che sapiente gestione della scenografia e particolarmente delle luci, danno vita ad una serata che appare densa di comicità non disgiunta da motivi di profonda riflessione.
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