Grandioso Pirandello
Non c’è che dire Pirandello è una fucina senza fine di storielle esilaranti che ti fanno morire dal ridere oltre che riflettere .
Sia il cinema che il teatro l’hanno presa amata assimilata e poi adattata alle loro esigenze.
Celeberrima l’interpretazione del principe Antonio De Curtis in arte Totò.
Del resto il principe era talmente istrionico che riusciva a trasformare il nulla in arte.
Ma qui l’accoppiata De Curtis Pirandello era garanzia di pregevolezza e di qualità.
La patente è dunque l’amara vicenda di Rosario Chiàrchiaro un povero disgraziato qualunque che viene additato a tradimento dai suoi compaesani come uccello del malaugurio ad interim.
Tutto cio lo porterà ad essere isolato umiliato .
Finiŕa perfino in miseria.
Allora stanco e furioso come un toro che vede rosso decide di denunciare due giovinastri del posto che l’hanno vessato a tal punto da incattivirlo.
Ma lui non vuole semplicemente rifarsi sui due cafoni esige dal giudice una patente burocraticamente valida Che attesti il suo status di jettatore.
Con questa ricatterà I suoi detrattori e cosi si rifarà una dote in denaro con tanto di interessi.
Un’altra divertente ed intensa maschera pirandelliana ben raccontata.
La si tocca la si vive!
Spesso la diceria dello jettatore seriale porta in soggetti deboli e poco avezzi alla sopportazione folli desideri di farla finita.
Si pensi a che genere di VITA abbia vissuto Mia Martini a causa di quei quattro cretini che si credevano furbi.
Oggi I veri jettatori sono I politici e tutti quegli uccellacci con la bacchetta in mano e una cartina dietro il lato b.



