Alle Scuderie del Quirinale a Roma, dal 9 ottobre e fino al 7 febbraio 2027, è in corso una mostra dedicata al pittore Jacopo Carucci conosciuto come Pontormo. Nato a Pontorne, città da cui ha preso il nome nel 1494, è deceduto a Firenze nel 1557. Artista eccezionale, eclettico, inquieto e misterioso, è considerato uno dei pionieri del Manierismo in pittura. È la prima grande mostra monografica dedicata all’artista dopo quella di Firenze del 1956 a Palazzo Strozzi.

Gli anni giovanili
Pontormo è vissuto nella meravigliosa Firenze della prima metà del Cinquecento. Figlio di un pittore, rimasto orfano in giovane età, nel 1507 la nonna Brigida lo condusse in città per apprendere un lavoro nelle botteghe dei grandi artisti dell’epoca. Anche Leonardo da Vinci fu un suo maestro, ma è con Andrea del Sarto che compì la sua formazione, insieme ad un coetaneo destinato a diventare un altro grande interprete dell’arte pittorica: Giovan Battista di Jacopo da Gasparre detto Rosso Fiorentino.
La mostra
La mostra è articolata in 10 sezioni. Sono esposte 130 opere di cui 84 di Pontormo, tra dipinti, affreschi e disegni. Di grande interesse anche il manoscritto Libro mio, il diario degli ultimi anni, ricco di aneddoti che ci raccontano la vita quotidiana del pittore. La mostra si apre in ordine cronologico e nella prima sala sono raccolti tre affreschi staccati dal Chiostro della Santissima Annunziata di Firenze, dove tra il 1514 e il 1516 Pontormo, Rosso Fiorentino e il loro maestro Andrea del Sarto hanno dipinto alcuni episodi tratti dalle storie della Vergine.

1515-1516
Andrea del Sarto, nell’affresco dedicato alla Natività della Vergine, rimanda alla grande tradizione fiorentina di Ghirlandaio nell’omonima opera della Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella. Rosso Fiorentino nella sua Assunzione mette l’accento psicologico sui volti rapiti dei protagonisti. Pontormo nella Visitazione, sebbene collochi la scena in un maestoso emiciclo classicheggiante, rende le popolane fiere e protagoniste della storia, testimoni di un’epifania : il sacrificio di Cristo a venire come testimoniato dal Sacrificio di Isacco che campeggia nell’attico dell’edificio.
Per la splendida resa dei colori e la plasticità delle figure, molti studiosi hanno ipotizzato un viaggio a Roma dei tre artisti per ammirare le opere di Michelangelo e Raffaello in Vaticano.
Pontormo mostra in questo affresco i primi segnali della direzione intrapresa dalla sua pittura, libera dai vincoli di una compostezza e rigidità nel solco della tradizione per giungere allo stile unico che lo renderà un interprete assoluto del Manierismo.
La Pala Pucci
La pala fu commissionata da Francesco Pucci nel 1518 per la sua cappella nella Chiesa di San Michele Visdomini a Firenze. È un’opera in cui lo schema iconico della Sacra Famiglia è stravolto. I personaggi sono molteplici, Gesù è sostenuto da Giuseppe, la Madonna si sporge ad indicarlo. San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, Francesco e Giacomo creano un gruppo dinamico che si muove su diagonali. Il tutto impreziosito dai colori cangianti e dai corpi scultorei. Un gruppo di persone vive che sembra in procinto di uscire dalla tavola!

olio su tavola
La Pietà nella Cappella Capponi nella Chiesa di Santa Felicità
Nel 1525, Lodovico di Gino Capponi acquista una cappella realizzata un secolo prima da Brunelleschi nella Chiesa di Santa Felicita a Firenze e la dedica all Pietà. Pontormo lavorerà alla decorazione del ciclo pittorico per circa tre anni. Il fulcro di tale imponente opera è la meravigliosa tavola della Pietà. È incredibile poterla finalmente ammirare con l’illuminazione della mostra. Altrettanto emozionante è scoprirla all’improvviso nella cappella all’entrata della Chiesa e rimanere folgorati dal bagliore dei colori che si svelano all’accensione delle luci. Credo si possa affermare che si tratti di una delle opere che suscitano più rapimenti nell’animo umano. Non a caso un intellettuale colto e raffinato quale era Pier Paolo Pasolini ne ha fatto un Tableau vivant nel suo film La Ricotta del 1963.

La Pietà di Michelangelo è certamente evocata nel corpo del Cristo ma i personaggi sembrano muoversi in una danza orchestrata dal pittore che si ritrae nel lato destro del dipinto. Pose scultoree, panneggi che fluttuano nelle sfumature dei rosa e degli azzurri con tocchi di verde. È un’atmosfera onirica che ci trasporta in una dimensione ultraterrena ma non per questo meno dolorosa nella sofferenza della morte.

1525-1528,
Tempera su tavola
I ritratti
Al secondo piano dell’esposizione possiamo ammirare una serie di straordinari disegni che mostrano la maestria dell’artista e molti ritratti eseguiti da Pontormo per personaggi importanti di Firenze. Alcuni membri della famiglia Medici sono i più riconoscibili. Spiccano il ritratto di Cosimo il Vecchio, autoritario nella sua posa maestosa, avvolto in uno sgargiante abito rosso e quello del cardinale Giulio de Medici del 1535.
La Visitazione
La mostra si conclude con l’opera più riprodotta e conosciuta di Pontormo: La Visitazione, realizzata tra il 1528 e il 1532. Si trova nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano. La tavola ad olio rappresenta l’incontro tra Maria ed Elisabetta. Le figure sono monumentali ma i colori dei panneggi che avvolgono le donne formano una nuvola che trasporta l’azione in un perfetto equilibrio tra realtà e visione.

olio su tavola,
1528-1532
L’artista Bill Viola ne rimase talmente folgorato che nel 1995 realizzò l’installazione The Greeting. Per tutta la durata della mostra la sua opera sarà visibile nella Chiesa di Santa Maria Antigua.

La mostra di Pontormo è una gioia per gli occhi e per la mente. È come assistere ad una danza orchestrata in una geometria di forme e panneggi che trasportano lo spettatore in un mondo di bellezza, purezza e linearità.


