Toni intimi e delicati per un romanzo di formazione stranamente declinato al maschile
Umberto Saba, triestino doc, poeta di grande sensibilità tenta l’avventura della narrazione nei primi anni cinquanta, scrivendo un romanzo al maschile.
Non è l’epopea di un eroe brutale e indomito che sfida il mondo bensì la malinconica melodia di un individuo fragile che ha finalnente preso coscienza di sè.
Il momento in cui il giovane Ernesto si guarda finalnente con occhi sinceri allo specchio viene descritto con toni delicati e pacati.
Senza drammi ed isterismi.
Lui ha infatti ben compreso la portata della sua natura. Non ha paura di quelle strane pulsioni incontollabili.
Sensazioni forti ed indescrivibili che si mescolano a quelle furtive emozioni che profumano di segreti inviolabili.
Una sorta di ballo in maschera senza fine dove una musica silenziosamente afona ti conduce nel labirinto della nostalgia dell’essere.
Ernesto lavora come impiegato e proprio sul luogo di lavoro incontra un giovane operaio.
Saba non svelerà mai le generalità di questa figura, forse per pudore e rispetto della stessa sensibilità umana.
L’uomo si innamorerà profondamente del giovane Ernesto.
Forse per la sua gentilezza ed affabilità che lo rende decisamente più interessante all’occhio altrui.
O magari per il suo piglio di artista.
Anima delicata e raffinata ha un grande sogno nella vita diventare un apprezzato violinista.
Ma la tirannica genitrice scontrosa di natura non ci sta!
Abbandonata dal marito riversa tutto il suo morboso amore di padrona indiscussa su quel figlio addomesticato.
Ernesto ben presto comprende ciò che prova il maturo manovale per lui e ne rimane stordito.
Da una parte ne è davvero lusingato e da un certo punto di vista se ne pavoneggia anche.
Ma dall’altra ha quel genuino timore di un uomo qualsiasi alle prime armi .
Eppure non demorde e mettendosi a nudo si offre alla curiosità.
Tutto sembra dunque un idilio tra I due protagonisti.
Eppure all’orizzonte un temporale.
Anche la dura madre deve sapere.
E così arriva anche il giorno della verità.
La madre umiliata dalla sconvolgente verità si isola in se stessa.
È vinta e stordita e la sua memoria va dunque al passato.
Un uomo politico di spicco viene messo alla gogna perchè ha gridato al mondo il suo legittimo diritto di amare.
Ci sono alcune curiosità intorno a questo romanzo.
Le principali sono:
Incompiutezza della narrazione
Il romanzo risulta verosimile grazie all’uso del dialetto triestino mischiato all’italiano standard.
Nel 1979 il regista Salvatore Samperi dirige il toccante Ernesto.
Film ben riuscito che non umilia affatto la delicatezza del romanzo di Saba.
Nel cast grandi nomi come: l’irraggiungibile Virna Lisi ed il mitico Michele Placido.
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