Quando il narcisismo all”ennesima potenza crea mostri e fenomeni da baraccone.
Il RITRATTO DI DORIAN GRAY è forse l’opera più rappresentativa dell’epopea Vittoriana.
Un lavoro scritto da un autore poliedrico ed alquanto scomodo per la bigotteria del tempo.
Infatti questo testo per contenuti e morali contro il pensiero aristocratico-borghese del tempo risultava molto sconveniente a quei quattro pecoroni devoti a sua Maestà.
Un dandy narcisista innamorato fino al midollo di se stesso con la fissa dell’eterna giovinezza era assai disdicevole in una corte alquanto affettata dove tutto funzionava come un orologio svizzero.
DORIAN era la classica sanguisuga altolocata il cui unico dilemma era quello di resistere alla noia del parvenu.
Come combattere il logorio di una vita piatta ed allucinata.?
Ingaggiare un pittore amico per autocelebrarsi in un ritratto megagalattico e applaudirsi ogni giorno per la propria beltà da prima pagina .
Ma tutto ciò non bastava a saziare e a placare un ego così smisurato da paragonarsi all’autostrada del Sole.
Bisognava pure importunare lo scappato di casa di turno; un Mefisto improvvisato per siglare la volpata del secolo: un’anima vergine per la giovinezza ad ogni costo.
Operazione blasfema con esito clamorosamente disastroso .
Infatti in preda ad un raptus di follia il giovane dandy prendeva a deturpare con grande rabbia il mitico ritratto fino a finire lui stesso esamine per terra vecchio e sfatto.
La vicenda del buon e caro Mister GRAY dovrebbe essere una sorta di super monito per una società come la nostra che non ha neppure le palle di accettarsi fino in fondo per quello che è realmente.
E allora vai col tango… alziamo il panettone gonfiamoci zigomi e navighiamo con quei labbroni; due canotti nel mare della stupidità.
Dobbiamo essere tutti uguali uno sconclusionato esercito di automi perfetti fisicamente ma disturbati mentalmemte.
Povero Dio Lui ci plasma a sua immagine e somiglianza.
E noi ingrati veneriamo il posteriore della Lopez ed il fisico dell’ultimo Turco consegnatoci sul vassoio d’argento da quella sagoma del Pier.
La nonnetta di ottant’anni ormai si trucca come la Valentina di Crepax e cura i suoi nipoti ballando sul cubo.
Sciarella pensaci tu e dimmi dove sono le dolci vecchiette che sferruzzavano e avevano le mani in pasta?
Smettiamola una volta per Tutte con questo paraventismo nauseante e siamo felici per la nostra unicità.
I ventenni facciano I ventenni e le dolci anzianotte vadano in crociera o giochino a burraco con le compagnucce di merenda.
Se abbiamo il nasone dello zio Bruno chi se ne frega lo useremo come cavatappi.





