Jacopo Veneziani nell’introdurre il suo saggio “SIMMETRIE. Osservare l’arte di ieri con lo sguardo di oggi“, appena pubblicato da Rizzoli, chiarisce subito da che parte sta. Qual è il suo rapporto con la storia dell’arte. L’approccio ermeneutico che predilige. Guardando all’arte del passato con l’occhio di un osservatore del XXI secolo. Spazzolando “nel senso opposto il pelo troppo lucido della storia”, come scrive Walter Benjamin. Per “rivelare la pelle sottostante, la carne nascosta delle cose”. Attento a non lasciarsi travolgere da “interpretazioni soggettive deliranti”, il giovane studioso suggerisce nuovi confronti che aprano decodificazioni inedite sull’arte di ieri e di oggi.
CAILLEBOTTE
Nella Strada di Parigi in un giorno di pioggia del 1887 di Caillebotte, Veneziani mette in risalto una coppia borghese che sta passeggiando. Sembra di ascoltare il battere della pioggia sugli ombrelli. Si muovono distratti. Guardano altrove. Non fanno caso al signore che viene loro incontro. Tra poco ci sarà uno scontro di ombrelli. Sono soggetti “in rotta di collisione…Solitudini armate di ombrelli che proteggono sia dalla pioggia che dalle interazioni sociali”. Non c’è un solo contatto visivo fra tutte le figure rappresentate. Una sorta di malessere sociale che diventa familiare nel Pranzo del 1876. Un pesante ambiente borghese che trasuda malessere da tutti i pori. Assolutamente senza legami tra i personaggi.
HOPPER
La non comunicazione di Caillebotte sprofonda in Hopper nello smarrimento e nel disorientamento. I flâneurs, nel 1942 sono diventati Nottambuli. La donna, l’uomo al suo fianco, il barista sono automi che ripetono ogni sera gli stessi gesti. Sono vicini. L’uno accanto all’altro. Ma non sono in contatto. Circondati da un vuoto fisico e interiore. Heidegger direbbe che sono immersi in un’ “esistenza inautentica”. In un ambiente anonimo. Un non luogo senza anima.
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