Già Luigi Pirandello non è un autore facile, ma questo suo romanzo, l’ultimo della sua vita di scrittore, che vede un certo Vitangelo Moscarda protagonista di un monologo quasi in forma di dialogo con il pubblico, è veramente un summa di complessità, di amarezza, di scomposizione di una vita e, in fondo, anche di comicità.
Vitangelo è un uomo ricco grazie al padre che morendo gli ha lasciato in eredità una banca, è un uomo che vive di rendita e non ha altri pensieri oltre quello di vivere una vita ordinaria, tranquilla; ma……un giorno la moglie gli fa osservare che il suo naso è storto e scatta in lui una crisi di identità che si allarga a tal punto che la sua mente decide autonomamente e fortemente di scoprire chi lui sia veramente.
Decide di cambiare vita e, contro il parere della moglie, vende la banca: la donna si allontana di casa e per lui inizia la follia pura: idealizza un’amica di sua moglie, Anna Rosa, e si convince che quest’ultima abbia tentato di convincere sua moglie che lui è un uomo perfetto, non una marionetta; da ultimo finisce in un ospizio dove finalmente si ritroverà libero e padrone di se stesso.
La conclusione, la morale che Pirandello, nel cento cinquantenario della sua nascita, ci trasmette è che la vita è in continua evoluzione e quindi non è utile programmarla, bisogna viverla attimo per attimo, quasi “ carpe diem “; l’uomo non è unico ( uno ), la realtà non è oggettiva e Vitangelo Moscarda si considera prima il vero uomo, poi nella sua follia passa a considerarsi un nulla ( nessuno ) e, infine, presa coscienza dei diversi volti di se stesso diviene “ centomila “.
La frantumazione dell’io che si dissolve, il rifiuto del suo nome tale da falsificare la realtà che Vitangelo intravede non è altro che la sua fine, contrariamente alla vita vera che, secondo l’autore, è un continuo, perenne divenire.
Vitangelo Moscarda, nella versione in scena al Teatro Sala Umberto, è interpretato da un eccezionale Enrico Lo Verso, protagonista assoluto del palcoscenico, un tantino, naturalmente, istrionico ed in grado di rappresentare la follia del protagonista nei minimi dettagli, con una appropriata gestualità e con quel minimo di ironia che caratterizza il personaggio nella sua inflessione carica di sicilianità.
Applaudite le sue esplicitazioni della ironica visione del mondo di Vitangelo, graditissime dal pubblico le manifestazioni di contatto che egli quasi tenta di prendere con la platea per dare vita ad un personaggio che è proprio, contemporaneamente uno, nessuno e centomila.
Alessandra Pizzi, la brava regista dello spettacolo ha egregiamente diretto un personaggio folcloristico e drammatico, un attore di grosso calibro quale è Enrico Lo Verso che è riuscito, con questo suo eccezionale exploit, a rappresentare un uomo di ogni tempo che intende criticare la società per la sua inclinazione a gratificare la massa invece che il singolo individuo nella sua vera interiore personalità.
Il lavoro dell’autore siciliano sarà in scena fino al prossimo 30 aprile.
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