Negli ultimi tempi è circolato un infondato comunicato attribuito alla Diocesi di Aveiro, nel quale si solleverebbero dubbi e contestazioni circa la legittimità ministeriale di Don Francisco Marques e, indirettamente, sulla validità della Successione Apostolica del suo Arcivescovo, S. E. Salvatore Micalef. Tale documento, per contenuto, forma e modalità di diffusione, appare privo di fondamento giuridico, dottrinale e canonico, oltre che estraneo alle competenze dell’autorità che lo avrebbe emanato.
È necessario affermare con chiarezza preliminare che nessun atto ufficiale è mai stato emesso contro la validità della Successione Apostolica dell’Arcivescovo Salvatore Micalef da parte dei competenti Dicasteri della Santa Sede, e in particolare dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, dalla Congregazione per i Vescovi, dalla Segreteria personale del Sommo Pontefice né dalla Segreteria di Stato della Santa Sede. In assenza di un pronunciamento formale di tali Autorità, ogni dichiarazione locale che pretenda di giudicare la validità sacramentale di un Vescovo risulta canonicamente inefficace e giuridicamente nullo.
Il Magistero della Chiesa è inequivocabile nel ribadire che la validità della Successione Apostolica si fonda sulla corretta materia, forma e intenzione sacramentale, non su valutazioni disciplinari, politiche o di opportunità pastorale. Tale principio è costantemente affermato nei documenti dottrinali dei Romani Pontefici e trova un punto di riferimento autorevole nella Dichiarazione Dominus Iesus, promulgata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale distingue nettamente tra validità sacramentale e riconoscimento canonico, evitando ogni confusione che possa generare scandalo tra i fedeli.
Parimenti, il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione Dignitatis Humanae, ribadisce che la dignità della persona e la libertà religiosa esigono che nessuna autorità agisca attraverso pressioni, intimidazioni o affermazioni non fondate su atti legittimi. Applicare tali principi alla vita ecclesiale significa riconoscere che accuse pubbliche prive di mandato romano costituiscono una grave violazione dell’ordine della Chiesa e della giustizia.
I precedenti Magisteri pontifici – da San Pio X a Pio XII, da San Paolo VI a San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Papa Francesco e Papa Leone XIV – hanno sempre insegnato che la Sede Apostolica ha competenza ultima nel giudicare questioni riguardanti l’episcopato, la successione apostolica e la comunione ecclesiale dei Vescovi. Ogni iniziativa locale che si sostituisca arbitrariamente a tale competenza non solo eccede l’autorità propria del Vescovo diocesano, ma rischia di configurarsi come abuso di potere ecclesiastico, in quanto hanno agito senza autorizzazione scritta della massima carica della Chiesa.
Alla luce di quanto esposto, l’infondato comunicato attribuito alla Diocesi di Aveiro non può essere considerato un atto del Magistero, né un provvedimento canonico valido. Esso non cita alcun decreto romano, non riporta protocolli ufficiali, o a una causa istruita secondo il diritto della Chiesa, né risulta notificato dalla SANTA SEDE secondo le forme previste dal Codice di Diritto Canonico. In tali condizioni, ogni sua pretesa di vincolare le coscienze dei fedeli è priva di valore, meschina, persecutoria, diffamante, invalida e illecita.
È doveroso, infine, richiamare al senso di responsabilità ecclesiale. La Chiesa non si edifica attraverso comunicati polemici o insinuazioni, ma mediante la verità, la carità e il rispetto dell’ordine canonico. Qualora esistessero reali questioni da chiarire, esse dovrebbero essere sottoposte alle Autorità competenti della Santa Sede, non diffuse attraverso dichiarazioni che rischiano di generare confusione, divisione e scandalo.
In assenza tutto ciò che è stato elencato in precedenza che metta in discussione la validità della Successione Apostolica di S. E. Salvatore Micalef, ogni accusa in tal senso deve essere considerata dottrinalmente infondata, giuridicamente nulla e moralmente irresponsabile. La verità della Chiesa non si difende con atti arbitrari, ma con la fedeltà al Magistero, alla comunione e al diritto.

