Da settimane ricoverato a Roma per complicanze di salute, aveva già vinto la battaglia più difficile con un trapianto di fegato, ma stavolta il finale lascia tutti con il magone.
Di Francesco non è stato solo protagonista di pellicole entrate nella memoria collettiva – dai film cult “I fichissimi”, “Sapore di mare 2”, “Yesterday”, “Ferragosto Ok”, “Abbronzatissimi”, ma rappresentava anche lo spirito di un cabaret milanese fatto di ironia, spontaneità e poesia urbana.
Figlio d’arte, debutta a teatro con Strehler, per poi gettarsi nel cabaret con Enzo Jannacci, Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Giorgio Faletti. La sua comicità aveva il dono raro di racchiudere malinconia e leggerezza, tanto che la scena più citata in queste ore sui social resta quella di “Sapore di mare”, con “Maurino” che finge indifferenza per celare il dolore d’amore quando Alina parte.
Un tormentone romantico destinato a sopravvivere alla memoria dell’attore.
La sua storia personale si intreccia con le sofferenze di una lunga malattia: la dipendenza dall’alcol lo aveva portato nel 2011 a un delicato trapianto di fegato. “Faccio un appello ai ragazzi: l’alcol è peggio della droga. Non riducetevi come me, sono un miracolato”, aveva raccontato dopo aver sconfitto la malattia, lanciandosi in campagne pubbliche per la donazione di organi.
Sui social la notizia della sua scomparsa ha scatenato ondate di affetto: commossi Diego Abatantuono, Jerry Calà, Alba Parietti, Francesco Oppini e tantissimi colleghi, amici e fan che hanno scelto la via della memoria. “Con te se ne va una parte di noi e di un tempo che non tornerà più”, scrive Parietti. “Quante risate, quante scene insieme, quanta vita condivisa”, ricorda Calà. Anche il vicepremier Matteo Salvini lo definisce “un volto che ha accompagnato la mia generazione”.
La passione per la pittura e la scrittura, una carriera letteraria e un figlio dalla relazione con Pascale Reynaud completano il ritratto di un artista eclettico e umano. Oggi l’Italia del cinema e della commedia perde una delle sue maschere più vere, capace di lasciarsi osservare senza mai perdere la tenerezza di chi, tra risate e lacrime, ha vissuto a cuore aperto.


