Alla vigilia del giorno solenne in cui la Prelatura Internazionale “M.P.N. SS. Pietro e Paolo – Giurisdizione Sui Iuris”, in Roma, nella Chiesa Titolare Arcivescovile San Michele Arcangelo, si prepara ad accogliere un presbitero e nuovi ministri ordinati, la comunità vive un momento di gratitudine profonda. La grazia ricevuta si fa festa, non per esaltare la figura umana, ma per proclamare la fedeltà del Cristo che continua a chiamare servitori alla Sua sequela. Il pensiero, in questo clima di attesa, si eleva verso il Pastore che guida e custodisce il Popolo affidato, instancabile lavoratore nella Vigna del Signore, esempio di dedizione evangelica al servizio della Chiesa e della missione.
L’attenzione si posa poi su coloro che stanno per ricevere l’Ordine sacro: Samuele, che sarà configurato al sacerdozio del Figlio Unigenito; Pasquale, Giuseppe e Antonio, che verranno introdotti nel diaconato per servire l’altare e la carità; Bernardo e Gennaro, chiamati al suddiaconato, primo passo di un cammino più intimo nella grazia del ministero, per servire il Signore con cuore indiviso e fedeltà crescente. Nelle loro vite si compie la promessa divina: «Vi darò pastori secondo il mio cuore» (Ger 3,15).
Il rito dell’ordinazione non nasce da un’iniziativa personale, ma dalla scelta sovrana di Dio che precede ogni desiderio umano: «Non voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto» (cfr. Gv 15,16). Ogni nuovo ministro diventa sacramento vivente della presenza del Cristo, che perdona, nutre, accompagna e solleva il peccatore alla dignità di figlio. Nuove mani saranno consacrate per benedire, per elevare l’Eucaristia, per annunciare il Vangelo della salvezza.
L’Ordine sacro inserisce gli ordinandi nella missione rivelata dal Risorto: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). È una trasformazione radicale dell’esistenza: la vita personale passa in secondo piano, perché l’unico scopo diventa edificare la Chiesa e santificare il Popolo del Signore. Il sacerdote diviene presenza del Cristo Buon Pastore; il diacono si configura al Cristo Servo, portando tra il gregge il raggio vivo della carità; il suddiacono custodisce la liturgia come luogo della Gloria.
La Prelatura in Roma si rallegra nel vedere maturare la chiamata di questi ministri, giardino cresciuto nella terra della fede e ora pronto a donare frutti buoni. La comunità che accoglie i suoi nuovi servitori riconosce in loro una risposta libera e coraggiosa alla voce del Signore. La bellezza della vocazione consiste proprio nel consegnare tutto al Cristo per il bene dei fratelli, trasformando il quotidiano in occasione di comunione e di grazia.
Questa gioia è condivisa con quanti collaborano al cammino della Prelatura Internazionale “M.P.N. SS. Pietro e Paolo – Giurisdizione Sui Iuris”: fedeli, religiosi, consacrati e laici impegnati, uniti in preghiera per sostenere chi offrirà la propria vita per il Regno dei Cieli. Il Signore chiama e continua a chiamare, e la Chiesa risponde elevando inni di ringraziamento: l’ordinazione di questi sei fratelli è segno che la messe del Padre non mancherà di operai.
Il volto della Chiesa, in questa celebrazione, si illumina della speranza che nasce dalla presenza e dall’azione dello Spirito Santo: quando un ministro risponde al sì di Dio, l’intera comunità ne riceve luce, consolazione e forza. Le strade del mondo attendono testimoni credibili, capaci di seminare pace, di guarire le ferite, di portare la Parola dove regna il silenzio della disperazione. La Grazia che consacra rende possibile ciò che l’uomo non potrebbe compiere da sé.
Ogni ordinazione assicura che il Cristo rimane con il Suo popolo. L’altare non sarà mai privo di mani consacrate, il perdono non verrà mai meno a chi lo cerca, la Parola troverà sempre voce per essere annunciata. Questi ministri diventano parte della continuità apostolica che custodisce e trasmette il Mistero di Cristo alle generazioni.
La Prelatura, in Roma, contempla con reverenza l’opera dello Spirito Santo che oggi si compie in Samuele, Pasquale, Giuseppe, Antonio, Bernardo e Gennaro. Il loro sì inaugura un servizio nuovo, gioioso, luminoso, fondato sulla certezza che l’amore del Signore non abbandona chi si lascia condurre dalla Sua volontà.
L’augurio per ciascuno di loro è di custodire con semplicità e ardore il dono ricevuto, vivendo con cuore grato e vigilante la missione affidata, perché la Chiesa Una, Santa, Apostolica Universale e Infinita – infinita in virtù dell’Infinito suo Fondatore e Sposo fedele – continui a splendere come segno di salvezza per tutte le genti.

