Prot. n. 07/2025 a-p
Lettera Pastorale sulla Pasqua di Resurrezione del Signore
«O morte, dov’è la tua vittoria?» (1Cor 15,55)
Carissimi fratelli e sorelle nel Signore,
in questo tempo santissimo, in cui la Chiesa esulta per la luce che scaturisce dal sepolcro vuoto, desidero rivolgervi una parola che scaturisca dal cuore orante del Pastore e si innalzi, come incenso spirituale, al trono dell’Agnello immolato e vivente. La celebrazione della Pasqua del Signore non è semplice memoria liturgica, ma partecipazione viva e reale al Mistero centrale della nostra fede. Tutto l’anno liturgico converge verso questo giorno e da esso riceve luce, forma e compimento.
Nel cuore della Redenzione si erge la Croce, albero benedetto che fu innalzato sul Golgota quale altare dell’offerta perfetta. In quel Venerdì di tenebre e silenzio, la Storia fu trapassata da un Amore eterno, che non ha conosciuto misura né risparmio. La carne martoriata del Figlio dell’Uomo, flagellata, incoronata di spine, inchiodata al legno dell’infamia, rivelò il volto dell’Innocente che si fa peccato per noi, del Giusto che intercede per i peccatori, dell’Agnello che si offre in sacrificio per l’umanità intera.
Ogni piaga, ogni goccia di sangue, ogni respiro spezzato sull’altura di Gerusalemme, fu annuncio silenzioso della fedeltà di Dio alle Sue promesse. L’umanità intera, rappresentata nei discepoli fuggiaschi, nel ladrone pentito, nel centurione stupito, fu raggiunta da una Grazia che sovrasta ogni colpa. Quel Corpo, deposto frettolosamente in un sepolcro nuovo, sembrava suggellare la fine di ogni speranza. Ma proprio nel silenzio del Sabato santo, mentre tutto taceva, il disegno eterno del Padre operava la nuova Creazione.
Ed ecco, nel primo giorno dopo il sabato, il grande prodigio: la tomba, che era stata sigillata dalla pietra e vigilata dai soldati, fu trovata spalancata e vuota. L’annuncio, affidato dapprima alle donne, risuonò come un terremoto spirituale: «È risorto! Non è qui!» (Mc 16,6). Non fu illusione né inganno, ma esperienza viva del Risorto, che apparve, parlò, camminò, si lasciò toccare, mangiò con i suoi. L’evento della Resurrezione infranse per sempre il dominio della morte, aprendo all’umanità la via della vita eterna.
Il sepolcro vuoto non è simbolo di assenza, ma di Presenza trasfigurata. Il Signore della gloria non è tornato semplicemente alla vita mortale, ma è entrato in una condizione nuova, inaccessibile alla corruzione. La sua Pasqua è passaggio definitivo dal tempo all’eternità, dalla sofferenza alla gloria, dalla solitudine alla comunione perfetta con il Padre. In Lui, la nostra carne è già glorificata, la nostra umanità è assunta nella vita divina, la nostra speranza ha già un fondamento certo.
Questo Mistero sublime interpella la fede e chiama ciascuno alla conversione. Non si tratta di aderire a un’idea o a una dottrina, ma di entrare in una relazione viva con Colui che ha vinto la morte. La Pasqua cristiana esige un’esistenza nuova, illuminata dalla luce del Risorto, orientata alla carità, sostenuta dalla speranza. L’Eucaristia, memoriale del Sacrificio redentore, è la fonte e il culmine di questa trasformazione, perché lì, ogni volta che si celebra il mistero pasquale, la vittoria del Vivente si rende presente nei nostri giorni.
In un mondo lacerato da guerre, divisioni, ingiustizie e sofferenze, la testimonianza pasquale non può essere timida o disincarnata. È necessario annunciare con franchezza che Cristo ha trionfato sul peccato e sulla morte, che Egli è la Vita che nessuna tenebra può oscurare. Il cuore del Vangelo è questo: la morte è stata sconfitta, l’amore ha vinto, la speranza non delude. Questo annuncio, che i discepoli portarono fino ai confini della terra, continua oggi attraverso la voce della Chiesa, attraverso la santità di tanti battezzati, attraverso l’umile offerta di chi ogni giorno si lascia trasformare dalla potenza della Croce gloriosa.
Nel fuoco della Notte Santa, la candela pasquale, segno del Cristo Risorto, illumina le tenebre del mondo. Ogni battezzato, acceso a questa fiamma, diventa portatore di luce. Non si può celebrare la Pasqua senza lasciarsi coinvolgere in questa dinamica di luce e di vita. Occorre rinnovare le promesse battesimali con cuore sincero, rigettare ogni complicità con il male, riscoprire la bellezza della santità come vocazione universale.
In questa solennità, così piena di grazia, affido ciascuno alla Vergine Maria, che stette sotto la Croce e accolse nel silenzio la gioia della Resurrezione. In Lei, Madre del Risorto e figura della Chiesa, contempliamo la fede pura, la speranza certa, l’amore intrepido. A Lei, Regina del Cielo, innalziamo il nostro canto, certi che ci conduce a Suo Figlio, Sole che non conosce tramonto.
Con la mia Benedizione pasquale, vi accompagno nel cammino di santità, perché ogni giorno sia un piccolo “passaggio” dalla morte alla vita, dalla paura alla fiducia, dal peccato alla grazia.
Cristo è veramente risorto: portiamo al mondo questa gioia che non tramonta.
Nel Signore Risorto,
Pasqua del Signore, Anno Domini MMXXV

