La splendida cornice del Museo dell’Ara Pacis a Roma, ospita dal 4 dicembre 2025 al 3 maggio 2026 la mostra Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts. Le 52 opere esposte furono realizzate tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ci guidano in un percorso che si snoda tra il rinnovamento dell’arte francese fino alle prime avanguardie del XX secolo. Dipinti che raramente lasciano gli Stati Uniti, patria dei brillanti e lungimiranti collezionisti americani che li acquistarono solo alcuni anni dopo la loro realizzazione.

La realtà, la vita moderna e la luce
La prima sezione ci introduce al rinnovamento dell’arte francese nella seconda metà dell’Ottocento. Gli artisti scardinano i principi e le certezze del periodo contemporaneo e si immergono nella vita, nel quotidiano, mettendo in discussione i codici del colore, della percezione visiva e dell’ordine prestabilito. Pierre-Auguste Renoir con la sua Donna in poltrona del 1874 ci mostra una giovane donna colta in un momento della sua quotidianità. La sua posa riflette un’inusuale naturalezza, eseguita con pennellate rapide e luminose che sottolineano la libertà acquisita dall’artista.

La mostra ci propone cinque opere di Edgard Degas, tra le quali la più iconica è sicuramente Danzatrici nella stanza verde del 1879. Il mondo delle ballerine tra prove e tutù vaporosi è rappresentato in tutta la giocosa ed effervescente quotidianità.

Paul Cézanne con Bagnanti del 1879-1880 ci delizia con figure che sembrano volumi tesi ad occupare uno spazio tra il mitologico e il naturalistico caratterizzate da contrasti di luce che rimandano alla pittura realizzata non più nello studio dell’artista ma en plein-air.

Dopo l’Impressionismo
La sezione successiva continua con le ricerche artistiche dopo il 1886, in cui l’artista Paul Cézanne diventa il protagonista con il dipinto Montagne Sainte-Victoire del 1904-1906. Il soggetto, la montagna, si trasforma davanti ai nostri occhi in un solido geometrico attraversato dalla luce che anticipa le innovazioni del Cubismo.

Montagne Sainte-Victoire, 1904-1906
Vincent Van Gogh con il suo dipinto Rive de l’Oise à Auvers del 1890 trasforma il paesaggio sull’acqua in un ritmo dell’anima con una stesura del colore carica, intensa e vibrante ad anticipare l’Espressionismo.

Rive de l’Oise à Anvers,
1890
Fauves, Cubismo e École de Paris
La terza sezione della mostra ci trasporta nell’epoca della Prima Guerra Mondiale, in cui gli artisti forse increduli di fronte a tanta crudeltà ed orrore, cercano nel colore e nella geometria delle forme una via d’uscita e di speranza. Henri Matisse è presente con tre tele che mostrano il suo cammino pittorico. Finestra del 1916 è uno spazio ordinato e un pò rigoroso dove il colore è dominante, mentre nell’opera I Papaveri del 1919 si nota una maggiore libertà e serenità, forse dovuta anche al termine del primo conflitto mondiale.

Sx Finestra, 1916, Dx I Tulipani, 1919
Pablo Picasso, indiscusso protagonista del Novecento è presente alla mostra con sei tele rappresentative del suo percorso artistico, dal Periodo Rosa al Cubismo. In Bottiglia di Anis del Mono del 1915, le semplici forme della bottiglia, del bicchiere e dei pezzetti di carta diventano attori ma anche simboli che rimandano a significati sottintesi, ricontestualizzati in una geometria di piani intersecanti e sovrapponibili.

Bottiglia di Anis del Mono, 1915
Ragazza che legge del 1936 ha la stessa linearità ed espressività di Guernica.
Bellissimo il Ritratto di donna di Amedeo Modigliani (1917-20) in cui lo studio della figura assume contorni essenziali, lineari, privi di ogni sovrastruttura al limite della semplificazione.

L’unica artista donna presente in mostra è Maria Blanchard, pittrice cubista. Con la sua opera Sassofonista del 1919, il sassofono diventa icona del cambiamento di un mondo nuovo dopo la fine della Grande Guerra.

Avanguardia tedesca
L’ultima sezione si apre con una tela di Wassily Kandinsky del 1919, Studio per dipinto con forma bianca, che ci introduce ad una trasformazione dei piani figurativi nell’astrazione. L’artista, le cui forme e colori sono intrise di una trascendenza non comune è stato anche l’autore di un testo fondamentale per le avanguardie: Lo spirituale nell’arte(1910).

Studio per dipinto con forma bianca,
1919
Max Beckmann è l’artista testimone di un mondo in crisi. Il suo Autoritratto in oliva e marrone del 1945 è il riflesso della vita travagliata del pittore segnata dall’esilio e dalla distruzione della Germania.
Ci congediamo dalla mostra con l’ultimo dipinto realizzato da Oskar Kokoschka, Fanciulla con la bambola del 1921. Dominato dai colori accesi, l’interpretazione si può rimandare al tormentato rapporto amoroso con Alma Mahler, dove la bambola è l’artista stesso nelle mani della donna di cui si era perdutamente innamorato. Opera che possiamo definire già espressionista, dove i moti dell’anima si rispecchiano nella tela e nel ritratto psicologico degli elementi rappresentati.

Fanciulla con la bambola,
1921
Questa mostra che si apre con l’esplosione del colore, delle pennellate libere, delle geometrie scomposte e riassemblate per giungere alla distruzione della guerra e alla manifestazione dei meandri più nascosti dell’animo umano è un percorso che ci traghetta verso la modernità dandoci molteplici spunti di riflessione ed approfondimento. La maestria di questi geni asssoluti, con la loro sensibilità e premonizione, ha saputo interpretare un mondo in evoluzione attraverso la purezza dell’arte.
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