Le recenti vicende della FSSPX e la Santa Sede pongono altresì sullo stesso piano la situazione della Prelatura MPN-SS. Pietro e Paolo.
L’ Arcivescovo Salvatore Micalef, co-Fondatore della Prelatura Married Priests Now, coadiuvato da diversi vescovi, il 6 dicembre 2023, a Roma ordinava, per motivi di necessità, i primi 2 vescovi, Gennaro Vitiello e un secondo che, per motivi personali, ha provvisoriamente sospeso l’esercizio del proprio ministero.
Ora, a tal proposito, sono legittime e chiarificatrici le diverse domande, come altrettanto legittime e chiarificatrici le risposte.
Prendendo spunto da un colloquio con un sacerdote della chiesa cattolica romana che spiegava tecnicamente la questione della FSSPX, e che si applica perfettamente alla Prelatura, ripropongo il questionario.
1. La Prelatura avrà’ commesso un peccato mortale con queste consacrazioni episcopali?
— No, assolutamente no.
2. Non si tratta di un atto scismatico?
— No, formalmente non lo è.
3. Perché non è formalmente scismatico?
— Perché, affinché ci sia uno “scisma perfetto”, deve esserci una chiara intenzione di commettere un atto scismatico e di stabilire, con i nuovi vescovi, una giurisdizione gerarchica parallela a quella esistente nella Chiesa cattolica romana. In questo caso, nessuna delle due cose si verificherà; difatti, la Prelatura ha più volte chiesto la Comunione canonica, purtroppo, sempre disattesa. In particolare, anche se S. E. mons Milingo ha sostenuto più volte di non vo-
ler creare uno scisma, ma, piuttosto, riformare la Chiesa dall’interno, promuovendo il matrimonio per i sacerdoti (fondando la Married Priests Now! Prelature) e l’inculturazione della fede in Africa e, sappiamo benissimo che il celibato ecclesiastico non rientra nella cultura africana. Tuttavia, il Vaticano ha visto in queste azioni un tentativo di scisma e la creazione di una gerarchia autonoma.
Infatti, la Prelatura ha chiesto più volte la Communcatio in sacris che è regolata dal canone 844 §3 e dal Direttorio Ecumenico, così come avviene con diverse chiese che non hanno
la piena comunione con Roma.
4. Questo potrebbe, almeno, essere considerato un atto di disobbedienza?
— Sì, in effetti è così, almeno materialmente, poiché Roma non desidera che queste consacrazioni abbiano luogo.
5. Quindi, sarebbe un peccato mortale di disobbedienza?
— No, perché in questo caso l’intenzione dell’autorità della Prelatura, dei consacranti e dei futuri consacrati sembra giusta. Essi invocano lo “stato di necessità”, che giustificherebbe la “disobbedienza materiale”. A questo proposito, non abbiamo alcuna ragione oggettiva per dubitare della loro coscienza o della loro retta intenzione, che è il bene delle anime affidate alle loro cure.
6. Ma la scomunica Latae Sententia, cioè che si applica automaticamente mentre si compie l’atto e senza necessità di una dichiarazione formale da parte dell’autorità ecclesiastica già avvenuta, è vero?
— Da un punto di vista canonico, sì; ma, a mio modesto parere, questa scomunica sarebbe nulla e priva di valore. Credo che ci siano sufficienti ragioni teologiche e filosofiche per giungere a questa conclusione, anche se so che molti canonisti mi contraddiranno da una prospettiva puramente legalistica. Tuttavia, ritengo che, oltre al motivo fondamentale dello “stato di necessità”, manchi la “ragione formale” per cui questa pena dovrebbe essere applicata, poiché non vi è alcuna intenzione oggettiva di scisma formale o di creazione di una giurisdizione parallela, ripeto.
7. Monsignor S. Micalef e i vescovi da lui ordinati sono incorsi nella pena di scomunica?
– Dunque, questa scomunica è nulla e priva di valore, perché, sul piano soprannaturale del Corpo Mistico, questo vescovo non
ha mai cessato di essere spiritualmente in comunione con la Chiesa, mentre una situazione di “separazione” costituisce sempre uno scisma. Una consacrazione episcopale senza mandato pontificio non poteva essere punita con la scomunica?
– No, evidentemente perché Mons Milingo, da cui proviene l’ordinazione episcopale di Mons Micalef, non ha voluto creare uno scisma e che tutt’oggi ancora molti lo osteggiano continuando a dipingere, erroneamente la MPN come “eretica”, ‘’scismatica”, “illecita”, “illegittima”, “invalida”, “fuori della Chiesa”, “sedevacantista”, e chi più ne ha, più ne metta. Un’ostilità dovuta in gran parte, io credo, alla scarsa conoscenza dei fatti o del loro autentico significato. Quindi
questa scomunica non può ritenersi valida, in senso.
Inoltre, non dimentichiamo una cosa importante: nel codice pio-benedettino (Pio X e Benedetto XV) in caso di ordinazione episcopale senza mandato apostolico, non si parla di scomunica, ma di sospensione a divinis, la scomunica l’ha voluta Pio XII nel 1951 per bloccare le
ordinazioni della Chiesa patriottica cinese che si stava costituendo come Chiesa parallela a Roma.
8. Cosa intende con questo?
— L’essenza della comunione è triplice: dottrinale, sacramentale e gerarchica. Credo quindi che Monsignor Micalef, e per estensione la Prelatura, non abbiano negato nessuna di queste tre “dimensioni essenziali” della comunione ecclesiale.
9. La Prelatura è in comunione dottrinale?
— Certo, non ha mai cessato di insegnare ciò che la Chiesa ha sempre creduto.
10. Ma i membri della Prelatura non mettono costantemente in discussione i documenti del Concilio Vaticano II?
— Non li rifiutano, come comunemente si crede, dato che questi testi contengono elementi relativi al depositum fidei. Tuttavia, affrontano, con spirito critico, alcune questioni “delicate”, per le quali la discussione teologica è legittima.
11. Come può affermare una cosa del genere?
— Posso dirlo perché la “natura” stessa del Concilio me lo consente.
12. Cosa intende dire con questo?
— Voglio dire che il Vaticano II è stato un concilio di “natura pastorale”, non dogmatico; di conseguenza, non ha beneficiato del carisma dell’infallibilità, poiché in nessun punto è stato definito o condannato infallibilmente nulla; questa è stata la decisione espressa della maggioranza dei Padri conciliari. Tuttavia, nel postconcilio, nonostante questa “natura pastorale”, alcuni hanno cercato di trasformare questo concilio in un “superdogma”.
13. “Superdogma”? Non è irrispettoso? Perché usa questa retorica?
— In realtà sto usando le stesse parole di Joseph Ratzinger, che, durante una visita ai vescovi del Cile (1988), usò questi stessi termini.
14. Inoltre, è vero che la Prelatura è in comunione sacramentale?
— I suoi sacramenti sono validi e leciti perché esercitati all’interno della propria organizzazione religiosa.
15. La Prelatura non è in comunione gerarchica?
— la Prelatura continua a riconoscere il vescovo di Roma come pastore della Chiesa universale e primus inter pares e anche secondo la famosa definizione di Sant’Ignazio di Antiochia che descriveva il Vescovo di Roma come colui che ‘’presiede alla carità”. Ciò Indica che il primato del Papa, più che un potere giurisdizionale, è un primato di amore, di servizio e di comunione tra le Chiese locali.
16. Mi dia la prova di ciò che afferma.
— In ogni Messa della Prelatura senza eccezioni, i sacerdoti nominano, nel Canone della Messa, il Vescovo di Roma che ‘presiede le chiese nella carità’, nonostante le infondate accuse di ‘sostituzione di persona’.
17. Non è un argomento molto debole?
— Assolutamente no. La manifestazione più formale e pubblica del riconoscimento gerarchico si realizza proprio nella Santa Messa, concretamente nel Canone; in mons Milingo non c’è mai stata volontà di scisma. Egli si è sempre sentito legato alla Chiesa di Roma e nel suo viaggio in Italia ha chiesto, inutilmente, di
essere ricevuto dal Papa. E quindi, a norma di legge, la sua disobbedienza non avrebbe dovuto esser punita con la scomunica. In quanto sia lui che la Prelatura, forti della loro buona fede, hanno sempre sostenuto che la scomunica deve considerarsi invalida e lo scisma inesistente; lo scisma non c’è mai stato non solo a causa dell’invalidità della scomunica ma anche perché né mons. Milingo né i da lui consacrati hanno mai avuto né dimostrato di avere alcuna volontà scismatica, e che i vescovi da lui ordinati, incluso lo stesso mons. Micalef, non hanno nessun potere di giurisdizione, che implica una base territoriale, organizzata in vere e proprie diocesi.
I veri scismatici sono coloro che si separano da Roma (come nel caso di Lutero o di Enrico VIII re d’Inghilterra, per non voler riconoscere più l’autorità del Papa come capo della Chiesa
universale, trattandolo con ostilità, costituendo una chiesa parallela e organizzato con parrocchie, diocesi, circoscrizioni……creando così effettivamente una “chiesa parallela’’.
18. Eppure sembra che lei sia d’accordo con la Prelatura su tutto?
— No, non lo sono. Su certi atteggiamenti e questioni non sono d’accordo, ma questi, a mio avviso, sono secondari e incidentali. Sugli “elementi essenziali”, sono d’accordo al 100% con la Prelatura e, di conseguenza, non contribuirò alla sua ingiusta e sproporzionata “demonizzazione” pubblica.
19. Può dirmi quali sono gli elementi essenziali?
— Gli “elementi essenziali” sono la sua “cattolicità”. Punto.
20. Ma non è preoccupato per le “tendenze”?
— Sono più preoccupato per la moltitudine di individui eterodossi, blasfemi e sacrileghi che si trovano ovunque, soprattutto in Germania. Sono anche turbato dal doppio standard che sembra esistere nell’applicazione di pene e censure da parte delle autorità ecclesiastiche.
21. Quale soluzione vede per il problema?
— In primo luogo, penso che Roma dovrebbe mostrare buona volontà e accettare formalmente la consacrazione di questi vescovi, riconoscendo al contempo i frutti spirituali dell’apostolato della Prelatura. Credo che questo sarebbe un vero gesto di misericordia e comprensione; queste due cose non sono incompatibili.
22. Non teme che, per queste opinioni, la critichino?
— No, perché sono sacerdote della Chiesa cattolica, non il pastore di una setta, e, pertanto, con rispetto posso e devo esercitare, nella mia vita di fede, la vera libertà dei figli di Dio.
Infine, volendo dare un taglio ecumenico, cito il motto di papa Leone XIV ‘’In Illo unum uno” (Nell’unico Cristo siamo uno), preso dal commento al Salmo 127 di Sant’Agostino, ove ci ricorda che esiste un’unica Chiesa (quella di Cristo), che pur nella diversità è unita nell’amore a Cristo Salvatore e impegna tutta se stessa nel servizio del popolo cristiano, così come recita il salmo 127 «Beati tutti coloro che temono il Signore, e che camminano nelle sue vie» che portano a Cristo.
Così anche papa Francesco, come ebbe a dire ai Vescovi Vetero-Cattolici: “Il cammino verso l’unità inizia con una trasformazione del cuore, con una conversione interiore. È un viaggio spirituale dall’incontro all’amicizia, dall’amicizia alla fratellanza, dalla fratellanza alla comunione”.


