“IL BAR DEL CULT” è un progetto culturale ideato da Rocco De Vito docente di Grafica e Comunicazione e Mirko Zullo della Chapeau Films Italy. ed è un viaggio alla riscoperta del cinema italiano dalla fine degli anni ‘60 ai primi anni ‘90.
Il docufilm nasce dall’esigenza di raccontare quegli anni d’oro del nostro cinema. gli anni ’70, ’80 e in parte gli anni ’90 che sono stati anni di grandi cambiamenti per l’Italia.
Cambiamenti che sono stati raccontati dalla commedia, che meglio di tutti è il genere che ha dipinto l’italianità nel mondo, mettendo a nudo pregi e difetti del nostro bel paese e quindi di ognuno di noi.
Il docufilm è sviluppato a capitoli ed ognuno di questi tocca una tematica per cui si parte dal cinema di Carlo Verdone, passando per la commedia sexy con Banfi e Vitali; l’omaggio alla famiglia Martino con Sergio alla regia e il genio del fratello Luciano produttore di oltre 100 film del cosidetto cinema di genere; toccando l’aspetto illustrativo con il pittore di cinema Renato Casaro e quello musicale con gli Oliver Onions; il tutto corredato da interventi di critici autorevoli come Marco Giusti e Mario Sesti.
A dare voce alla trama sono direttamente Rocco De Vito (ideatore del progetto Il Bar del Cult) e Mirko Zullo (regista), due ragazzi figli degli anni ‘80 e ‘90, che partono per un viaggio dalla provincia italiana del Nord Italia fino alla Capitale, per rispondere a una domanda: cosa ha davvero significato la Commedia all’Italiana per il nostro paese? Perché allora erano film di serie B e oggi dei veri e propri cult, e non solo nel nostro bel Paese?
Il concetto di “vale tutto”, del “politicamente scorretto”, valeva più allora che oggi? Non ultimo, erano davvero film maschilisti?
Attraverso la voce dei diretti protagonisti di quella stagione del cinema italiano (attori e attrici, registi, produttori, critici cinematografici, musicisti, vignettisti), Rocco e Mirko cercano di trovare risposta a queste domande, per cercare di capire come mai, tutto d’un tratto, tali fenomeni si sono eclissati e la commedia all’italiana non è mai più stata la stessa da allora.
Colori morbidi e luci ed ombre un po’ più marcati, quasi a fare da contrasto ai colori non troppo accesi delle immagini, e una colonna sonora che accompagna la vivacità e il ritmo serrato del racconto e che, in generale, accompagna le emozioni e si evolve in base al mood generale di quanto si racconta e si vede.
Un intreccio suddiviso a episodi, fatto di voci, alternate a voice-over che fanno da raccordo tra un quesito e l’altro, un susseguirsi di testimonianze, parole, aneddoti, curiosità che svelano la complessa trama di quegli anni, inquadrature e luci genuine, illuminazione quasi naturale, protagonisti colti nella loro più quotidiana routine (a casa, mentre sono al parco o in una sala cinematografica), voci sincere e dirette che portano avanti il racconto in modo dinamico, rapido, camera fissa e sguardo all’intervistatore fuori campo, uno o due punti di vista al massimo e, per meglio suddividere i temi del racconto, alcune grafiche che sono omaggio al tratto, ai colori, alla moda di quegli anni.
E la risposta finale, forse, è quella più naturale di tutte, quella con cui Rocco e Mirko tornano sulla strada del ritorno, verso casa, al tramonto, come nei western all’italiana, perché quel cinema è finito semplicemente perché doveva finire, perché era figlio del proprio tempo e, come per i dinosauri, era giunto il suo naturale tempo di tramontare, per fare spazio alla prossima evoluzione, al cinema fatto da chi di quella Commedia è stato figlio e spettatore, per portarci a quanto oggi ancora ci fa conoscere in tutto il mondo.
Anche perché, aldilà del decennio in atto, nella Commedia il Cinema italiano ha sempre fatto da nave scuola.
Hanno partecipato: Carlo Verdone, Lino Banfi, Jerry Calà, Enrico Vanzina, Carmen Russo, Pippo Franco, Alvaro Vitali, Urs Althaus, Bruno Zanin, Oliver Onions, Marco Giusti, Mario Sesti, Sergio Martino, Mirella Banti, Andrea Roncato, Gigi Sammarchi
“E’ stata una cosa incredibile” commenta il produttore Rocco De Vito.
“Cinque anni fa quando questa macchina ha preso il via, mai avremmo pensato di essere qui, a Roma, in questo luogo iconico. Produrre questo progetto è stata una vera e propria impresa. Un’ impresa che non sarebbe stata possibile senza il contributo di altre realtà come, in Primis, la History Life Onlus di Federico Storti. Senza di loro molte interviste non sarebbero state possibili. Al civico 53 di Paolo Lustica e L’angolo del manifesto di Giorgio Peirone e Cristiano Fornaresio, mossi dalla passione per la commedia. Mirko Zullo per aver supportato con Chapeau films italy il progetto fin dagli albori. Una grande dimostrazione di Amicizia che si protrae ormai da decenni, fin dai tempi della scuola.

La commedia italiana degli anni ’70 e ’80 è un filone che mette d’accordo tutti, perchè appartiene ad ognuno di noi che ci identifichiamo nei personaggi, nei modi di dire e nelle situazioni della vita. La commedia ha raccontato l’italianità più di qualsiasi altro genere. Il docufilm è un excursus che racconta tre decenni fatti di film iconici ‘cult’. Decenni rappresentati da grandi autori, registi, attori, caratteristi, maestranze che hanno reso quel periodo unico e irripetibile”.








