L’area ideologica ed operativa di Giorgio Gaber, l’indimenticabile autore di mille brani che negli anni passati ha mietuto milioni di estimatori, è brillantemente mostrata al pubblico di oggi dalla brava Maria Luisa Baccarini che definisce il celebre cantautore come “ un padre severo, che ti maltratta ma che follemente ti ama e ti adora “.
Al cantautore milanese ma di origine slovena, è dedicato uno spettacolo in scena al Piccolo Eliseo, un lavoro i cui testi e musiche vennero scritti dallo stesso Gaber e da Sandro Luporini: un concerto spettacolo che la Baccarini, con l’ausilio di un bravissimo violinista del calibro di Regis Huby, anche arrangiatore dei testi, si concretizza in un viaggio esplorativo nel mondo del cantautore la cui scomparsa risale a tredici anni orsono: “ ……. la libertà non è star sopra un albero/ non è neanche avere un’opinione/ la libertà non è uno spazio libero/ libertà è partecipazione “.
Attraverso la poesia del loro linguaggio, Gaber e Luporini, con la splendida voce della Baccarini, dimostrano come non esista l’incomprensibilità all’interno della poesia e come sia utile usare la poesia per colloquiare con il mondo: parole e temi lucidi, di una disarmante chiarezza espongono il sentimento romantico che è all’interno di ognuno di noi, senza alcun autocompiacimento, centrando ogni questione dell’essere umano.
L’excursus che la Baccarini percorre e fa percorrere all’attento pubblico deriva da una serie di titoli di canzoni del “signor G “ da lei stessa ha esaminati e catalogati: ad ogni titolo ha associato una parola che la canzone le ispirava e l’insieme delle parole costituisce il testo del lavoro che mirabilmente interpreta: l’odierno essere umano viene messo a nudo come viene messo a nudo il suo cuore, la sua identità persa e forse anche ritrovata, nella speranza che ancora oggi nell’uomo alberghi la fede e la speranza, nonostante tutto.
Non ci troviamo di fronte ad una biografia di Gaber, ma ad un doveroso ricordo del suo modo di comporre e di cantare, di esporre le sue idee in maniera forse anomala ma certamente chiara: i suoi testi esordiscono evidenziando inizialmente un filo di speranza poi, d’un tratto, inaspettatamente, affrontano la triste realtà, una realtà tristemente attuale e da lui già prevista venti anni fa.
Molto brava la Baccarini, piena di impegnato sentimento la sua interpretazione, eccezionale il supporto discreto, mai evidente ma fondamentale, del violinista ed arrangiatore del testi di Gaber e Luporini, il bravissimo Regis Huby, un compositore ed arrangiatore che usa due violini ottenendo, attraverso una serie di brillanti effetti tecnologici, le giuste sonorità ed ambientazioni alla protagonista.
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