Cinema, incertezza su risorse e finanziamenti
La discussione sulla legge di Bilancio e le trasformazioni del mercato audiovisivo internazionale alimentano nuove incertezze per il cinema. L’ANEC valuta positivamente il possibile reintegro del Fondo, ma segnala criticità legate a produzione, sale, finestre di sfruttamento e ritardi sul tax credit.
La discussione sulla legge di Bilancio e le dinamiche del mercato internazionale dell’audiovisivo si riflettono anche sul settore cinematografico. L’Associazione nazionale esercenti cinema (ANEC) ha espresso una valutazione prudente sulla proposta di emendamento attualmente in esame presso la 5ª Commissione Bilancio del Senato, che prevede un possibile incremento di 60 milioni di euro della dotazione 2026 del Fondo per il cinema e l’audiovisivo.
Un segnale che, secondo l’Associazione, va nella direzione di recepire almeno in parte le preoccupazioni emerse nelle ultime settimane, ma che non appare sufficiente a compensare i tagli complessivi né a superare il quadro di incertezza venutosi a delineare.
Negli ultimi anni il comparto ha investito nel rilancio delle sale e nell’ammodernamento delle strutture, accompagnando la ripresa del pubblico e contribuendo alla tenuta dell’intero ecosistema cinematografico. Tuttavia, l’attuale fase di incertezza che interessa la produzione rischia di avere effetti a cascata sull’esercizio. Una contrazione dell’offerta di contenuti, osserva l’ANEC, si tradurrebbe inevitabilmente in una riduzione delle possibilità di programmazione, con impatti diretti sull’attività delle sale, sull’occupazione e sulla capacità di presidio dei territori.
In questo contesto, alle criticità interne si sommano le dinamiche del mercato internazionale. L’ANEC ha recentemente espresso preoccupazione in merito alle trattative per una possibile acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix, affiancandosi alle posizioni dell’UNIC, l’Unione Internazionale dei Cinema, che rappresenta circuiti e associazioni di 39 Paesi. Secondo l’UNIC, operazioni di concentrazione di questa portata potrebbero incidere in modo significativo sulla disponibilità e sulla diversità dei film destinati alle sale europee, come già avvenuto in passato in seguito ad altre acquisizioni nel settore.
Il tema centrale, in questo caso, riguarda il modello di sfruttamento delle opere e il ruolo dell’uscita cinematografica. L’ANEC richiama l’attenzione sul rischio che una progressiva riduzione dell’esclusività della sala e una compressione delle finestre di sfruttamento, con uscite in sala limitate nel tempo o ravvicinate alla disponibilità in piattaforma, possano indebolire la sostenibilità economica dell’esercizio, in un quadro già reso fragile dall’incertezza sulle politiche di sostegno.
A pesare ulteriormente sul settore sono infine i ritardi sul fronte degli incentivi. A fine anno, rileva l’associazione, non risultano ancora indicazioni operative sul decreto relativo al tax credit per investimenti e funzionamento, né sulle finestre riferite al 2024 e al 2025. Un elemento che rende complessa la programmazione delle attività lungo tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione fino alle sale.