Adattamento e Regia Vincenzo Zingaro, con Vincenzo Zingaro, Fabrizio Passerini, Annalena Lombardi, Rocco Militano, Ugo Cardinali, Laura De Angelis, Piero Sarpa, Miriana Minichino.
Musiche Nando Citarella, Maschere Carboni Studio, costumi Paola Pani, Scene Luisa Taravella, Luci Giovanna Venzi.
Come evento conclusivo del 25° anniversario dalla nascita della Compagnia CASTALIA (1992 – 2017), Vincenzo Zingaro porta in scena un suo grande cavallo di battaglia, dirigendo ed interpretando IL SOLDATO SPACCONE di Plauto, rappresentato in importanti Festival con straordinario successo di pubblico e di critica (TAORMINA ARTE, OSTIA ANTICA, TEATRI DI PIETRA).
IL SOLDATO SPACCONE (Miles Gloriosus) è uno dei maggiori capolavori della commedia classica. Il protagonista, si impone come uno dei personaggi più felici della storia del teatro, per le innumerevoli rivisitazioni di cui è stato oggetto nei secoli, tanto da costituire un archetipo nell’immaginario teatrale e letterario. L’adattamento di Vincenzo Zingaro, affronta il testo plautino evidenziando il rapporto che ebbe con la Commedia dell’Arte. Tenendo presente che proprio dal personaggio del “soldato spaccone”, nato dalla fantasia del Sarsinate, presero vita quegli intramontabili Capitani che conosciamo con i nomi di Capitan Spaventa, Fracassa, Matamoros, ecc., lo spettacolo vuole narrare le gesta del protagonista evocando i molteplici percorsi della sua evoluzione nei secoli: da Pirgopolinice a Scaramouche, a Don Chisciotte, a Cyrano de Bergerac, fino a Brancaleone. Un viaggio, insomma, seguendo quel filo conduttore che lega la Commedia antica alla Commedia dell’Arte e, fino ai nostri giorni, alla cosiddetta Commedia all’italiana. Un’occasione per immergersi nella nostra tradizione teatrale più autentica, evidenziando l’importanza che l’eredità del teatro latino ebbe nello sviluppo del teatro moderno. Una rappresentazione estremamente divertente e suggestiva, dal sapore mediterraneo, colorata dalle vivaci atmosfere della musica popolare partenopea (ad opera di Nando Citarella), in cui il pubblico, travolto dal ritmo vorticoso di una comicità scoppiettante, si diverte a partecipare in prima persona, contribuendo a creare, insieme agli attori, un gioco di ammiccamenti e di improvvisazioni.
Il Miles Gloriosus, scritto da T. Maccio Plauto tra il 205 ed il 206 a.C., rappresenta un caposaldo della comicità di tutti i tempi. Plauto dichiara di essersi ispirato all’Alazòn, commedia greca la cui paternità ci è sconosciuta. Egli fu, infatti, autore di fabula palliata, quel genere latino che rielabora opere prese a prestito dalla nèa, la commedia nuova greca; il suo successo però viene dalla fenomenale inventiva e dalla straordinaria vis comica con cui riesce a rimaneggiare gli originali, giungendo ad un esilarante connubio tra i più raffinati modelli greci e quelle espressioni tipiche della cultura italica popolare, come l’atellana. Di origine campana, (il nome deriva dall’antica città di Atella, presso Napoli), l’atellana – importata a Roma nel III secolo a. C., diventando l’espressione teatrale più verace del popolo romano – era una forma di intrattenimento farsesco, che, per l’uso di maschere fisse e di una sorta di canovaccio sul quale improvvisare, ha anticipato in qualche modo quell’importante e variegato fenomeno che caratterizzò il teatro italiano tra il ‘500 ed il ’700, denominato Commedia dell’Arte. Gli studiosi (da Anton Giulio Bragaglia al Wickham) che hanno tentato di tracciare una linea di continuità fra questo fenomeno e il teatro antico, hanno ravvisato nei tipi fissi dell’atellana – Maccus, Pappus, Dossenus e Bucco – a ciascuno dei quali erano attribuiti connotati specifici, caratteristiche riscontrabili nell’universo dei personaggi-maschere dei comici dell’Arte. Primo fra tutti è sicuramente Pulcinella. La somiglianza con Maccusè impressionante, non solo per le caratteristiche fisiche (la maschera col naso adunco, il costume, composto da pantaloni larghi, camicione legato alla cintola e cappuccio a punta) ma anche per quelle psicologiche: la ghiottoneria, l’ignoranza, la bricconaggine, un misto di sciocca ingenuità e di astuzia fraudolenta, di vigliaccheria e di prontezza nella menzogna. In questi panni Plauto dovette destreggiarsi assai bene come attore, se l’ipotesi più accreditata sull’origine del suo nome – Maccio – si basa proprio sul fatto di aver ricoperto più volte e con successo il ruolo di Maccus. Amatissimo quindi già dal pubblico romano (sia come attore che come autore), ritenuto in seguito dagli umanisti modello drammaturgico insieme a Terenzio, Plauto fu l’ispiratore dei primi testi in lingua volgare del teatro italiano e può essere considerato il padre di tutto il teatro comico europeo.
(Ufficio stampa Brizzi Comunicazione)



