Un biglietto ritrovato dagli inquirenti e indirizzato alla famiglia avrebbe fatto luce sulle ragioni del gesto di Pippo Di Marca, l’attore e regista 86enne precipitato lunedì 21 luglio dalla terrazza della propria abitazione di via San Francesco a Ripa, a Trastevere (Roma). Il ritrovamento ha orientato gli investigatori del commissariato Trastevere, intervenuti sul posto, verso l’ipotesi del gesto volontario, accantonando quella iniziale della caduta accidentale.
Nello scritto, poche righe in cui l’artista lasciava intendere una sofferenza fisica ormai insostenibile, si legge: «Non ne posso più…il mio corpo è come un cadavere…lo spettacolo è finito…». Parole che farebbero riferimento a una malattia con cui Di Marca conviveva. Ad assistere al momento in cui il corpo veniva portato via dalla polizia mortuaria, vicini di casa e conoscenti sotto choc, tra cui un giovane che abitava sullo stesso pianerottolo dell’attore e che ha cercato di allontanare curiosi e fotografi per tutelare il dolore dei familiari: «Vivevamo sullo stesso piano, lo conoscevo», ha raccontato all’Adnkronos, con le lacrime agli occhi. «Sono veramente dispiaciuto, non so come possa essere accaduta una cosa del genere».
Nato a Catania il 12 ottobre 1939, Di Marca aveva debuttato nel 1969 al Teatro La Fede di Roma con Giancarlo Nanni, in un periodo che vide protagonisti, oltre a Carmelo Bene, anche Leo de Berardinis, Carlo Quartucci, Mario Ricci, Claudio Remondi e Riccardo Caporossi, riuniti nella compagnia La Gaia Scienza.
Nel 1971 aveva fondato e diretto il Meta-Teatro, da lui stesso definito «un luogo aperto, visionario e totale», ispirato a maestri come Duchamp e Lautréamont.
In quasi sei decenni di carriera aveva realizzato circa settanta spettacoli, reinterpretando autori come Shakespeare, Pirandello, Kafka, Beckett, Genet, Gadda, Ibsen e Cechov, oltre a firmare testi propri come Lo specchio e l’anima e Passeggero Bolano.
Aveva inoltre lavorato come studioso, romanziere e saggista, e sul grande schermo aveva vestito i panni di Giulio Andreotti ne Il traditore di Marco Bellocchio, nel 2019.
Tra le sue ultime interpretazioni, Essere o non essere, in memoriam di Carmelo Bene, scritto con Giancarlo Dotto in omaggio all’amico e compagno di rivoluzione teatrale.


