Ha compiuto cento anni lo scorso giugno, ma a quanto pare Mel Brooks non ha ancora finito di sorprendere gli appassionati di cinema. Dopo una vita trascorsa a far ridere intere generazioni con capolavori come Frankenstein Junior, Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Per favore, non toccate le vecchiette, il leggendario regista ha deciso questa volta di mettersi dall’altra parte dello schermo e raccontare quali sono i film che hanno segnato la sua vita.
L’occasione è arrivata dall’American Cinematheque, che per celebrare il suo incredibile traguardo gli ha chiesto qualcosa che Brooks non aveva mai fatto pubblicamente prima d’ora: scegliere i suoi film preferiti e trasformarli in una rassegna. Ne è venuta fuori una selezione di venti titoli che attraversa quasi novant’anni di storia del cinema, dalle opere che lo conquistarono quando era ancora un bambino nei cinema di Brooklyn fino a produzioni molto più recenti. E tra nomi giganteschi e scelte decisamente meno scontate, c’è anche una sorpresa tutta italiana.
Il risultato è Programmed by Mel Brooks: 100 Years at the Movies, una rassegna che dal 3 settembre all’12 novembre porterà sul grande schermo dell’Aero Theatre, dell’Egyptian e del Los Feliz 3 una selezione tanto personale quanto sorprendente. Venti film che vanno dal 1931 al 2019, dal cinema muto alle produzioni contemporanee, con una costante: quasi tutti in lingua inglese. Quasi, perché c’è un’eccezione. E quell’eccezione parla italiano. Brooks ha assemblato la lista nell’arco di diversi giorni, continuando ad aggiungere titoli man mano che gli tornavano in mente. Non ha voluto commentarli, non ha fornito spiegazioni dettagliate. Ha lasciato che fossero i film stessi a parlare per lui. Come ha dichiarato al Los Angeles Times, compilare questa selezione gli ha ricordato perché si fosse innamorato del cinema in primo luogo.
Ecco la lista con i I 20 film scelti da Mel Brooks:
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Luci della città (Charlie Chaplin, 1931)
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Cappello a cilindro (Mark Sandrich, 1935)
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Una notte all’opera (Sam Wood, 1935)
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Furore (John Ford, 1940)
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Balla con me (Broadway Melody of 1940, Norman Taurog, 1940)
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La fiamma del peccato (Billy Wilder, 1944)
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I vitelloni (Federico Fellini, 1953)
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Il cavaliere della valle solitaria (George Stevens, 1953)
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Psycho (Alfred Hitchcock, 1960)
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Anna dei miracoli (Arthur Penn, 1962)
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Il mistero delle dodici sedie (Mel Brooks, 1970)
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The Elephant Man (David Lynch, 1980)
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This Is Spinal Tap (Rob Reiner, 1984)
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Su e giù per Beverly Hills (Paul Mazursky, 1986)
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Harry, ti presento Sally… (Rob Reiner, 1989)
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Balla coi lupi (Kevin Costner, 1990)
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Schindler’s List – La lista di Schindler (Steven Spielberg, 1993)
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Ed Wood (Tim Burton, 1994)
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Dolemite Is My Name (Craig Brewer, 2019)
- Perché proprio I Vitelloni? La risposta arriva da un aneddoto raccontato dal regista Barry Levinson. Negli anni Settanta, quando lavorava con Brooks, Levinson gli parlava spesso della propria giovinezza a Baltimora, delle notti passate con gli amici nei diner a discutere di donne e di futuro. Brooks lo ascoltava e a un certo punto gli disse che quelle storie gli ricordavano proprio I Vitelloni, consigliandogli di vederlo. Da quei ricordi sarebbe nato Diner, film d’esordio di Levinson del 1982. Ironicamente, Levinson ha ammesso di non essere riuscito a vedere il film di Fellini prima di scrivere il proprio, e di esserne quasi sollevato: il confronto lo avrebbe probabilmente paralizzato.


