Si è svolta il 23 ottobre, nella Sala Monsignor Di Liegro di Palazzo Valentini a Roma, la cerimonia di inaugurazione dell’XI Anno Accademico 2026-2027 della Nobile Accademia Leonina. Un appuntamento che ha trasformato l’aula capitolina in un crocevia di popoli e culture, riaffermando il ruolo di Roma come città-ponte tra civiltà diverse.
A moderare i lavori è stata l’architetto Viviana Cuozzo, Senatrice Accademica, con il saluto istituzionale di apertura dell’avvocato Antonio De Santis, Consigliere dell’Assemblea Capitolina. Accanto a loro, la preziosa collaborazione organizzativa della Sig.ra Lucia Pascucci e la presenza di figure simbolo dell’Accademia e delle Istituzioni: dal Consigliere Fabio Mattei, Segretario Generale della Difesa, al Magistrato Giuseppe Travaglini; dall’Avv. Ivano Nardozi alla Dott.ssa Rita Sverdigliozzi, Primo Dirigente della Polizia di Stato; dal Vescovo Gennaro Vitiello della Prelatura Married Priests Now al Comandante Pierino Scaccia.
Il cuore del messaggio: comunicare non è comprendere
Ad aprire il confronto concettuale è stato il Presidente della Nobile Accademia Leonina, Cristian Raponi. Nel suo intervento ha voluto sottolineare una distinzione fondamentale per il nostro tempo: la differenza tra comunicazione e comprensione.
“Viviamo nell’epoca in cui possiamo parlarci in tempo reale da ogni angolo del pianeta, eppure facciamo sempre più fatica a comprenderci. Parlarsi senza ascoltarsi genera malintesi; dai malintesi nascono i contrasti e dai contrasti i conflitti”, ha sottolineato Raponi. “Il dialogo autentico non è scambio di parole, ma ascolto, apertura e rispetto delle differenze. È questo il motore della cultura: guardare il mondo non solo con i nostri occhi, ma anche con quelli degli altri.”
Un principio che si lega idealmente ai valori del Premio Internazionale Leone XIII, che ispira l’attività dell’Accademia e richiama il magistero di Papa Leone XIII e la Rerum Novarum del 1891: giustizia sociale, dignità della persona, diritti e responsabilità condivisa.
Le voci della diplomazia: dallo Yemen al Libano, dalla Colombia al Mozambico
Momento centrale della cerimonia è stato il confronto con le rappresentanze diplomatiche, insignite di prestigiosi riconoscimenti per il loro contributo al dialogo.
S.E. Asmahan Abdulhameed Al-Toqi, Ambasciatrice della Repubblica dello Yemen, ha portato una testimonianza di grande attualità. Ha ripercorso le origini della crisi yemenita dopo il colpo di Stato Houthi e la presa delle istituzioni statali, avvenuta oltre dieci anni fa, ricordando come le sue conseguenze abbiano superato i confini nazionali.
Ha richiamato l’attenzione sulla posizione strategica dello Yemen lungo lo Stretto di Bab el-Mandeb, snodo cruciale per la sicurezza delle rotte marittime e del commercio internazionale, e ha avvertito: senza affrontare le cause profonde del conflitto — con il ripristino della sovranità, dell’integrità territoriale e delle legittime istituzioni attraverso mezzi pacifici — le crisi rischiano di diventare fattori permanenti di instabilità. Ha infine reso omaggio alla resilienza del popolo yemenita, custode di un patrimonio storico millenario.
Sulla stessa linea è intervenuta S.E. Carla Jazzar, Ambasciatrice della Repubblica del Libano, che ha ribadito come la pace sia condizione imprescindibile per la dignità umana. Ha inoltre sottolineato l’urgenza della solidarietà internazionale per sostenere i processi di ripresa e ricostruzione che il Libano sta affrontando, valorizzando i profondi e storici legami con l’Italia.
Sono intervenuti anche S.E. Alvaro Santos, Ambasciatore della Repubblica del Mozambico, e S.E. Ana Maria Bedoya, rappresentante della Repubblica di Colombia, che hanno indicato nella cooperazione culturale lo strumento più concreto per rafforzare le relazioni tra i popoli e costruire prospettive di pace.
A fare da ponte tra l’Italia e il mondo arabo è stato l’intervento di Talal Khrais, giornalista e Presidente dell’Associazione Internazionale di Amicizia Italo-Araba, che ha ringraziato l’Accademia per il lavoro congiunto e ha auspicato un consolidamento dei legami culturali, definendo iniziative come quella di Palazzo Valentini un modello efficace di collaborazione tra istituzioni.
Oltre la geopolitica: la responsabilità delle Accademie
Il filo conduttore emerso da tutti gli interventi è stato chiaro: in un mondo segnato da conflitti in Sudan, in Medio Oriente e in Yemen, e da emergenze umanitarie che mettono alla prova la comunità internazionale, la violenza non può che generare altra violenza.
La diplomazia culturale, è stato detto, non sostituisce la soluzione politica, ma ne è il necessario rafforzamento: crea coesione, abbatte i pregiudizi e pone le basi per la riconciliazione.
In questo senso è stata richiamata la lezione del Mediterraneo, crocevia geografico e culturale dove le civiltà sono sempre prosperate grazie allo scambio di conoscenze, e il ruolo dell’Italia, culla della prima università della storia e testimone di come cultura e istruzione siano motore del progresso umano. Compito delle istituzioni accademiche è oggi preservare e tramandare questa eredità.
La cerimonia, arricchita da un momento musicale, ha visto anche la nomina di nuovi Senatori e Benemeriti, tra cui la Dr.ssa Stefania Nape, sanitaria forense, e il Dr. Luigi Iovino, VPO della Procura della Repubblica di Salerno, che ha sottolineato il linguaggio universale dell’arte.
L’incontro si è chiuso con il ringraziamento del Presidente Raponi a tutti i partecipanti e con un messaggio che va oltre la formale inaugurazione: creare occasioni stabili di conoscenza e cooperazione, mettendo la cultura al servizio della convivenza, del bene comune e della pace.


